L’inizio non è stato dei migliori. Se non altro per risultati di squadra, una corazzata che dovrebbe essere almeno nelle prime due posizioni e invece, non certo solo per causa sua, si ritrova a dover sperare nei playoff. Alessandro Gentile però è arrivato a Udine a Natale per svoltare la stagione della squadra friulana, di gran lunga la più pagata e attrezzata della serie A2: per ora non l’ha fatto. Tre vittorie (contro squadre di caratura nettamente inferiore) e due sconfitte, pesantissime nelle proporzioni, negli scontri diretti. La prima sfida, in Coppa Italia contro Cantù, l’ultima con Boniciolli in panchina per i bianconeri, possiamo tranquillamente toglierla dal novero delle partite giocate: l’ex capitano dell’Olimpia era appena arrivato e in una situazione particolarmente difficile.
Con la promozione di Finetti (27 anni) AleGent ha trovato condizione e minuti fin dalla prima partita, a San Severo: in cinque match di campionato le statistiche parlano di quasi trenta minuti di utilizzo a partita, 12.4 punti, 7.2 rimbalzi, 4.2 assist ma anche 3.2 perse.
Come viene utilizzata l’ex seconda scelta degli Houston Rockets? In teoria da ala forte, anche se Udine gioca un attacco stile Princeton e dove spesso si affianca a un lungo tradizionale e un’ala di difficile inquadramento nella categoria come Gaspardo, a sua volta più 4 che 3. Gentile ha molti palloni e si prende molti tiri. Le percentuali sono per ora abbastanza basse: sotto il 42%, tirando quasi solo dai 4-5 metri o più vicino.

La specialità della casa è rimasta la stessa delle ultime stagioni. Alessandro sfrutta stazza esperienza e tocco per farsi spazio in una categoria dove fisicamente e tecnicamente c’entra davvero poco.
Contro Rimini, ha chiuso con 20 punti e 13 rimbalzi, ma soprattutto si è caricato la squadra sulle spalle nell’overtime segnando tutti i punti dei cinque minuti supplementari. I due canestri decisivi sono praticamente una signature move.
Giocare accanto a due accentratori come Sherril e Briscoe però non è semplice, e non ricevere palla per un paio di azioni di fila è sempre stato un problema per l’ex capitano dell’Olimpia. Il risultato sono a volte forzature fuori ritmo in isolamento, esattamente come accadeva l’anno scorso a Varese e, in parte, a Brindisi.
