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Addio a Sugar Richardson: “Rena-to!”, il saluto a Villalta che diventò un rituale

Micheal Ray Richardson, nato a Lubbock l’11 aprile 1955, è scomparso l’11 novembre 2025. Con lui se ne va uno dei protagonisti più singolari della storia della Virtus Bologna, un giocatore che aveva portato in Italia un talento fuori dal comune e una personalità capace di lasciare il segno ben oltre il parquet. Quotidiano Sportivo ricorda il campione e come Richardson arrivò a Bologna.

Fu l’avvocato Porelli, nel 1988, a convincere i vertici NBA a lasciarlo partire per Bologna. Richardson arrivò con una reputazione già costruita e qualche ombra alle spalle: i problemi di dipendenza avevano segnato la sua carriera americana, ma in Italia trovò un ambiente e una piazza pronti ad accoglierlo. Con la maglia dei Knicks era stato Magic prima che i Lakers scoprissero Ervin Johnson: quasi due metri d’altezza, capace di tirare dall’arco, schiacciare e distribuire assist con la stessa naturalezza.

Richardson: tre anni, tre trofei e novantaquattro partite

Dal 1988 al 1991 Richardson disputò 94 partite con la Virtus, mettendo a referto 2.186 punti. In quel triennio arrivarono due Coppe Italia, nel 1989 e nel 1990, e soprattutto la Coppa delle Coppe del 1990, traguardo storico per il club bolognese. Quando la Virtus conquistò la Coppa Italia a Forlì, Richardson si lasciò andare a un gesto rimasto nella memoria: un bacio in fronte a Valerio Bianchini.

Fuori dal campo, Sugar era un personaggio. Ospite fisso dell’Hobby One, faceva le ore piccole, ma il giorno dopo in campo era irreprimibile. Partecipò anche a un All Star Game da cinquanta punti, cifra che racconta meglio di qualsiasi analisi il livello del suo talento. Celebre anche il momento in cui, dall’altra parte del campo, urlava verso l’amico Villalta: “Rena-to”. Un saluto che diventò quasi un rituale, simbolo del legame che Richardson aveva costruito con i compagni e con l’ambiente bolognese.

Dopo la Virtus, fino alla fine

Nel 1991 la Virtus lo licenziò. Richardson non si fermò: si portò dietro la Jugoplastika, poi approdò a Livorno. La storia più curiosa arrivò però a 43 anni, quando riuscì a convincere i dirigenti di Forlì a ingaggiarlo dopo essersi messo in mostra ai Gardens. Un ultimo atto da giocatore che non aveva mai smesso di amare il basket.

Nell’agosto 2025 era già scomparso Marco Bonamico, suo compagno ai tempi della Virtus. Pochi mesi dopo, a novembre, è toccato a Richardson. La Virtus del 1984 e i fasti dell’era Porelli appartengono ormai a un’altra epoca, ma il ricordo di Sugar resta intatto in chi quella stagione l’ha vissuta.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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