Raccontaci della genesi del progetto creato da te in Israele…
Hoops For Kids: abbiamo iniziato i progetto durante il mio ritorno in Israele nel 2016. In diverse città del paese volevamo aiutare bambini che avevano difficoltà nell’avere un poso sicuro per vivere la quotidianità e giocare a basket. Volevamo fargli sapere e vedere che anche loro erano visti da noi! noi giocatori abbiamo la possibilità di prenderci responsabilità maggiori grazie alla nostra visibilità: dobbiamo sfruttarle nella maniera migliore. Creare questo progetto coi più piccoli è una piccola cosa, non gli avremo salvato la vita ma regalato qualche sorriso in una vita complicata, quello sì! Abbiamo garantito ad alcuni scolarizzazione, compensando le mancanze economiche della famiglia.
Parlando con Darius Thompson, era inevitabile parlare del supporto e dei tifosi di Brindisi. All’Happy Casa hai contribuito a rendere Brindisi una delle corazzate del nostro campionato. Come ti senti ad aver avuto quel ruolo nello sviluppo e nella crescita di una società?
Quando arrivai a Brindisi lo feci unicamente per Vitucci. Volevo tornare a giocare ad alto livello dopo un paio di stagioni in Israele. Mi ha chiamato dicendomi “Ascolta, non so se te la senti di rinunciare ai soldi che ti danno in Israele, ma qui per te c’è posto!”. In Puglia Frank ha fatto un lavoro clamoroso nell’insegnare a diversi ragazzi come capire il gioco. abbiamo avuto un seguito favoloso in tutta Italia. Vitucci ha creato davvero un bellissimo ambiente: gli spettatori erano davvero coinvolti durante tutta la settimana, si sentivano davvero parte della squadra. ci sentivamo davvero portatori dell’orgoglio del Sud! L’intero gruppo e lo staff aveva una fiducia incredibile: abbiamo alzato il livello, andando oltre a tutte le aspettative. Sei responsabile di creare le giuste vibrazioni attorno: potrei dire che il secondo anno a Brindisi, quello della finale di Coppa Italia a Firenze, sia stato quello con la miglior squadra!
La decisione di lasciare Brindisi per andare alla Fortitudo non è stata presa benissimo dai tifosi della Stella del Sud: a posteriori, puoi spiegarci il perché di quella scelta?
Alla fine si è giocatori di basket: sia che giochi benissimo o assai male, non sei mai sicuro di dove giocherai l’anno successivo! Non direi che ci sono stati scontri o screzi, ma fa parte dell’essere professionisti. Ho firmato a Bologna durante il Covid: ho maturato la scelta anche per la vicinanza all’aeroporto, che mi garantiva più sicurezza e più facilità nello spostarmi. Se la mia famiglia avesse avuto bisogno di qualsiasi cosa, Bologna era la miglior scelta. La Fortitudo mi ha offerto molto di più di quello che Brindisi poteva permettersi, nonostante alcune false notizie avrebbero suggerito il contrario, ma sapevo che essendo una delle mie ultime stagioni anche l’aspetto economico ha avuto il suo peso. Se qualcuno ti paga un po’ di più, perché criticarlo così tanto? L’incertezza del Covid mi faceva preoccupare anche per la situazione di mia moglie e i miei figli: Bologna mi garantiva più sicurezza logistica rispetto a Brindisi! Chiamai Frank non appena decisi di andare alla Fortitudo: capii subito le mie motivazioni! Non è stata solo una decisione professionale: è stata una decisione da padre, da marito, da uomo.
A Basket City cosa non è andato? Difficoltà nel gestire la pressione di un ambiente come quello fortitudino?
Sapevo a cosa sarei andato incontro. È stato difficile gestire il Covid: non abbiamo mai avuto la possibilità di avere il supporto del PalaDozza! Non è mai stato pieno, e sappiamo cosa i tifosi della Effe possono portare. Sono a tutti gli effetti il sesto uomo in campo. È stato un anno complicato, ma mi ha insegnato molto a livello personale. Ho capito come relazionarmi ancora meglio con i miei compagni: ogni giorno era una lotta, abbiamo cambiato diverse guide tecniche ma tutti possono assicurarti che sono stato un grande professionista. Quando la pallacanestro non va per il verso giusto, l’obiettivo è comunque quello di rimanere la miglior persona possibile.
Attualmente sei a Treviso: come al solito stai mantenendo medie realizzative impressionanti! Quali sono i vostri obiettivi per il finale di stagione?
Treviso è un ottimo ambiente per far crescere buoni giocatori giovani: vedere attorno a me tanti giovani fa ringiovanire anche me. Mi sento nel posto giusto: posso insegnare loro qualcosa, portano grandissimo rispetto per me e questo mi fa sentire ancora più importante. Mi guardano come un esempio, un modello e rivedo nei loro occhi la mia voglia di imparare e di emergere di oltre un decennio fa. Sono il più vecchio in squadra, mi devo far carico del tenere la barra dritta e far crescere quelli alla prima esperienza nel modo giusto. Avere Marcelo Nicola al nostro fianco aiuta molto: il fatto che abbia giocato ad alto livello aiuta nel gestire le dinamiche del gruppo.
