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Amedeo Della Valle: “Con Pozzecco la porta era chiusa, scelte altrui vanno rispettate”

Il rientro di Amedeo Della Valle con la maglia azzurra segna uno dei passaggi simbolici del nuovo corso dell’Italbasket. Dopo tre anni di assenza, la guardia di Brescia è tornata in campo giovedì scorso a Tortona nella sfida persa contro l’Islanda, match inaugurale della corsa italiana verso i Mondiali 2027. Un ritorno che si inserisce in una fase delicata, tra l’esigenza di costruire una nuova generazione e la necessità di restare competitivi in un girone tutt’altro che semplice.

Intervistato da Lia Capizzi per Domani, Della Valle ha parlato di questa nuova convocazione, non nascondendo la soddisfazione di essere di nuovo parte del progetto azzurro guidato da Luca Banchi. Parte della rinascita di Della Valle passa dalla sua decisione in estate di dedicarsi con grande serietà al basket 3×3, disciplina in cui ha conquistato una medaglia di bronzo agli Europei del 2023.

“Quando Stefano Mancinelli mi ha lanciato la proposta indecente, mi sono tuffato. Prima motivazione assoluta, quella di rimettere la maglia azzurra.[…] C’era poi la motivazione dei Giochi a spingermi. A Tokyo il basket 3×3 è diventato disciplina olimpia, mi sono voluto dare la possibilità di sognare una qualificazione per Los Angeles 2028.”

Della Valle ha poi parlato della convocazione da parte di Banchi, dopo anni di esclusione dal corso di Gianmarco Pozzecco. L’esterno di Brescia dimostra di non aver nessun senso di rivalsa nei confronti dell’ex CT e di volersi soltanto godere questa nuova opportunità.

“È un ritorno emozionante, la parola rivincita non c’entra nulla e rovinerebbe questo momento speciale. Sapevo che con Pozzecco la porta era chiusa e non si sarebbe riaperta. Le scelte altrui vanno rispettare. Ora è semplicemente una nuova vita. Banchi non mi ha mai allenato, sono contento che da CT mi abbia valutato per quello che faccio in campo tutte le domenica. Questo è il mio riconoscimento più grande e lo apprezzo.”

Tra gli spunti più interessanti dell’intervista c’è la riflessione sulle nuove generazioni e sulla formazione degli atleti nei club italiani.

“In Italia manca la capacità di coltivare il talento nei club. Senza il talento creiamo ottimi difensore oppure, passatemi il termine, soldatini. C’è la concezione sbagliata di dire il talento o ce l’hai o non ce l’hai. Prendete il mio caso, io non sono nato imparato. È questione di fame personale, ma anche di capire chi può essere importante nell’insegnarmi determinate cose.”

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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