L’Olimpia Milano di Giuseppe Poeta ha cambiato faccia e, viene da dire, facce. Questa squadra ha trovato ritmo, armonia, sa cavalcare diversi interpreti a seconda della situazione e gioca con molta più consapevolezza. La reazione è epidermica, si capisce, si vede, si percepisce e poi sfocia nei risultati, che però non devono essere l’unico metro di valutazione. Posto che parliamo di un campione di 6 partite contro 24, quindi il paragone non può avere lo stesso peso, però un’analisi sui numeri può dare delle indicazioni.
Andiamo a vedere, con l’aiuto di Synergy Sports Technology, alcuni dati importanti della nuova Olimpia Milano.
- Partiamo da una analisi “superficiale” delle percentuali dal campo:
Messina: 55.8% da 2, 37.8% da 3 e 84.3 punti di media
Poeta: 54.2% da 2, 41.2% da 3 e 88.5 punti a partita.
Nel basket di oggi non è tanto importante tirare 1.5% meno bene da due, quanto infinitamente più importante tirare 3.4% meglio da tre punti. Inutile dire che tre sia meglio di due, ma avere credibilità da dietro l’arco è l’unico valore che cambia il tuo attacco, permette di creare spazi ed essere più efficienti. Ci aggiungiamo qui una metrica invece molto più da “nerd”, ma che fa capire come tiri meglio Milano sotto Poeta, un po’ perché crea tiri migliori e un po’ perché crea tiri più adatti ai propri giocatori. L’effective field goal percentage è passato da 56.2% sotto Messina a 57.8% sotto Poeta. Perché un tiro dietro ai blocchi di Brooks può essere nominalmente difficile, ma è il suo pane e burro e segnarlo per lui è più semplice che un’avventura in palleggio. Un pull up da 7 metri di Armoni con un difensore davanti o più lento o più piccolo è un tiro che vuoi cercare. Dare la palla a Shields in pick and roll non è una situazione che vuoi perpetrare, ma che fin troppo è stata utilizzata in precedenza. Provate a pensare che razza di giocatore Shields sia, se aggiunge al suo talento delle uscite in movimento dove può creare un piccolo vantaggio che poi non perde più, togliendo il pick and roll da handler? Questo significa che si cercano tiri, non necessariamente qualitativamente migliori, ma più adatti alle corde degli interpreti che poi li convertono.
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