Davis e il retroscena su New Orleans: “Invece di Zion volevo Ja Morant”

Un retroscena di mercato legato a una delle stelle più lucenti e al contempo discusse della NBA, Anthony Davis, condizionato negli ultimi anni da diversi problemi fisici ma protagonista di un lungo e vincente percorso nella lega. La sua parentesi più duratura resta quella con i New Orleans Pelicans, franchigia in cui ha militato dal 2012 al 2019.

L’attuale stella dei Washington Wizards, ospite al podcast “The Draymond Green Show”, ha rivelato che la sua storia a New Orleans avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa se la dirigenza avesse selezionato Ja Morant anziché Zion Williamson al Draft del 2019.

Le parole di Davis sul Draft 2019 e il fit con Zion

“Dissi a David Griffin: ‘Se riesci a prendere Ja Morant alla numero 1, allora abbiamo davvero qualcosa di cui parlare. So quanto potrebbe aiutare la squadra insieme a Jrue Holiday. Quando Jrue ha la palla in mano gli piace creare per gli altri, ma l’obiettivo era dirgli: Jrue, pensa a segnare. Con Ja avremmo avuto un altro creatore di gioco per la squadra’”, ha raccontato Davis.

La risposta della dirigenza, però, fu un punto di non ritorno: “Mi disse che non poteva farlo, che doveva per forza scegliere Zion. E in quel momento non riuscivo proprio a capire come io e Zion potessimo coesistere in campo. Giocavamo nello stesso ruolo: all’epoca giocavo solo da numero quattro, non facevo mai il cinque. Zion avrebbe fatto il tre? Poi c’era Jrue da guardia e avevamo appena preso Julius Randle. Chi sarebbe finito in panchina? Di certo non metti in panchina la prima scelta assoluta del Draft”.

La rottura con New Orleans e il ruolo dei media

“Ho sempre pensato che avrei chiuso la carriera a New Orleans: iniziare lì, finire lì e non andare mai da nessun’altra parte. Ma quando non siamo più riusciti a trovare un punto d’incontro sulle ambizioni di vittoria, le cose hanno preso una brutta piega. Abbiamo dovuto muoverci di conseguenza, la pressione mediatica si è alzata e sono stato costretto a fare la parte del ‘cattivo’. Penso che oggi la gente stia iniziando a capire meglio cosa sia successo davvero, ma allora non fu così”, ha concluso il giocatore.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.