L’NBA cercava una risposta.
Il nuovo format dell’All-Star Game 2026 l’ha data.
All’Intuit Dome di Inglewood, il debutto del torneo a tre squadre ha finalmente restituito qualcosa che negli ultimi anni sembrava perso: competitività vera.
A vincere è stata Team Stars, trascinata da un Anthony Edwards formato MVP. Ma il simbolo della serata, forse, è stato Victor Wembanyama.
Edwards MVP, ma la scintilla è stata Wembanyama
Anthony Edwards ha chiuso con 32 punti (13/22 al tiro), 9 rimbalzi e 3 assist, conquistando 10 dei 14 voti per l’MVP.
Ma è stato lui stesso ad ammettere cosa ha acceso la partita:
“Wembanyama ha dato il tono. È stato competitivo e mi ha svegliato.”
Il nuovo format — tre squadre (Team Stars, Team Stripes, Team World), mini partite da 12 minuti e finale a punteggio ridotto — ha alzato immediatamente l’intensità.
Nel primo match, Team Stars ha superato Team World 37-35 all’overtime grazie a una tripla decisiva di Scottie Barnes. Wembanyama, furioso per l’errore difensivo, è rientrato in panchina come se fosse una gara di regular season.
Segnale chiaro:
non era una semplice esibizione.
Kawhi Leonard show… in casa
Il momento più spettacolare lo ha regalato Kawhi Leonard, davanti al pubblico dei Clippers.
Nel terzo match ha messo insieme 31 punti in 12 minuti, con un irreale 11/13 dal campo e 6/7 da tre punti.
Un’esibizione chirurgica.
“Lo guardavamo e dicevamo: questo sta distruggendo tutti”, ha raccontato Barnes.
Leonard ha trascinato Team Stripes contro Team World, ma in finale è stato Team Stars a dominare: 47-21 senza storia.
Edwards ha messo 8 punti decisivi, mentre Leonard è rimasto a un solo punto nel match
conclusivo.
USA vs World: funziona davvero?
Il formato USA contro il resto del mondo era la vera scommessa.
Niente più Est contro Ovest, ma:
Team Stars (giovani americani)
Team Stripes (veterani USA)
Team World (internazionali)
Mini-torneo round robin, partite brevi, punteggio dinamico.
Il risultato?
Partite tirate, difesa presente, overtime.
Kevin Durant ha sintetizzato così:
“È stato un passo avanti rispetto all’anno scorso.”
Edwards ha persino detto di aver preferito battere Team World:
“Dicono di essere i migliori al mondo. Batterli è la sensazione migliore.”
Un vero punto di svolta?
L’NBA negli ultimi anni ha provato di tutto per salvare l’All-Star Game.
Quest’anno, per la prima volta dopo tempo, l’evento ha dato l’impressione di essere:
Competitivo
Coinvolgente
Narrativamente forte
La chiave?
Partite brevi = intensità alta.
Nessuno può “camminare” per 12 minuti.
Edwards vorrebbe confermare il format anche nel 2027 a Phoenix.
Leonard, più tradizionalista, tornerebbe volentieri a Est-Ovest, ma ha ammesso che ora i giocatori hanno dimostrato di poter competere.
Il vero vincitore
Non è solo Anthony Edwards. Non è solo Team Stars. Il vero vincitore è l’idea che l’All-Star Game possa ancora essere una partita vera.
Wembanyama che si arrabbia.
Edwards che si carica.
Leonard che domina davanti al suo pubblico.
Forse l’NBA ha finalmente trovato la formula giusta.
E per una volta, non è stato solo spettacolo.
È stato basket.




