Dopo una storia recente di un certo livello, agli inizi della tua carriera passi da Pavia a Roma. Sei stato proiettato in una realtà di altissimo livello grazie alla scelta di Corbelli: ti aspettavi di dover e saper gestire un impatto così?
Ricordo la prima conferenza stampa davanti a 20 giornalisti: io avevo 30 anni, ero un ragazzino, e fior fior di professionisti navigati avevano avuto problemi in quell’ambiente. Venivo dal marciapiede, facevo gli accertamenti tributari ai massoni di Pavia, pensavo comunque di potermela cavare ma sinceramente non mi attendevo quello che poi è stato. Non pensavo potesse durare così a lungo. La proprietaria della casa che avevo preso in affitto mi aveva garantito il contratto a patto di firmare una deroga di 4 anni e io pensavo “Ma chi ci sta qui 4 anni?”. Poi l’ho dovuto pure rinnovare, visto che ci sono stato per 5 stagioni! Poi sono passato a Pesaro e Giovanni Malagò mi ha richiamato a Roma, facendo altri due anni. Sono tornato per la terza volta tra la prima e la seconda esperienza a Varese: per citare Renato Zero, ho parlato bene di Varese ma quelli di Roma sono stati i migliori anni della mia vita… La squadra faceva sempre bene, abbiamo fatto ogni anno i Playoff, siamo arrivati in semifinale di Coppa Korac, ogni anno un passo avanti sia in Serie A che nelle coppe. Nel 1998 pure il premio di allenatore dell’anno. In 30 anni sono forse 1 o 2 gli anni che non ricordo con piacere, sono stato davvero fortunato a vivere esperienze gratificanti con persone di valore.
I 3 giocatori più talentuosi che hai mai allenato?
Danilo Gallinari, Carlton Myers e Petar Naumoski. Ho lasciato perdere Walter Magnifico, Jerome Allen e altri, ma come quei 3 nessun altro.
I 3 migliori leader carismatici?
Jerome Allen a Roma, Claudio Coldebella e Andrea Cinciarini: come ha aiutato a creare quel gruppo a Reggio, dove siamo partiti in 9 e poi si sono infortunati a turno Olisevicius, Diouf e Candi…
La scuola di allenatori italiani rimane notevole anche adesso che il campionato italiano non è più sulla cresta. Se ne dovessi scegliere 3 tra quelli emergenti, chi sarebbero?
La classe è sempre assai formativo, il percorso è di alto livello e per i ragazzi è facile crescere e arrivare. Ramondino ha fatto delle stagioni di buon livello. Frank Vitucci è 10 anni che gioca lo stesso basket che quest’anno si è tanto elogiato a Varese. Ce ne sono tanti che possono affermarsi, ci deve essere qualcuno in società che ti legittimi. In Italia abbiamo perso grandi manager come Coldebella, Alberani, Gherardini: un po’ più di stabilità non farebbe male, l’umore è troppo influenzato dal risultato della domenica.




