Nella puntata settimanale di Backdoor Call abbiamo parlato, tra le altre cose, anche di Marco Belinelli. L’ex Spurs sta giocando una stagione incredibile, molto diversa da ciò che si era visto sotto coach Sergio Scariolo. Ne abbiamo parlato partendo dall’intervista di Basile (che aveva definito scandalosa la gestione di Belinelli da parte di Scariolo) con Marco De Benedetto, provando ad analizzare la situazione dal suo punto di vista di scout e dirigente.
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Bisogna contestualizzare, non è detto che l’intervista di Basile avesse i toni che poi sono scaturiti e che sembrano fuoriusciti dalle sue parole. Bisogna pensare a come era la Virtus nella sua versione precedente. Al di là della centralità di Belinelli, che prima non c’era, dobbiamo fare un ragionamento ampio e ricordarci che c’era anche Teodosic. Teodosic che quest’anno nella nuova versione non c’è più. Cosa vuol dire? Vuol dire che gli equilibri sono sono cambiati.
Il vuoto importante a livello di personalità, possessi, aspettative che era di Teodosic adesso non è solo di Belinelli, che se l’è ripreso, ma anche di Lundberg ad esempio. Secondo me è stato intelligente il giocatore per primo, oltre a Luca con lo staff, a costruire equilibri nuovi. Belinelli, essendo un campione, ha capito questa chance e secondo me è stato anche la miglior versione di se stesso per Luca, che gli ha costruito da par suo un sistema che lo premia. Non è detto che le condizioni di partenza fossero le stesse anche in precedenza con Scariolo.
Alle volte quando quando i gruppi si ritrovano in palestra a fine estate per ricominciare l’annata, soprattutto i veterani come Belinelli hanno quasi sempre la capacità di capire in fretta quali sono i pregi e i difetti del gruppo. Poi sta al coach limare i difetti e sottolineare i pregi. Io credo che ci sia stato proprio questo momento di consapevolezza e di acquisizione di consapevolezza nei giocatori e in Belinelli stesso. Nel dire: “Ok, l’occasione e la necessità è questa, facciamo un qualcosa di leggermente diverso da come era prima”.





