Riprendendo una metafora proposta in un recente passato da coach Nicola Brienza, nella lotta per la prima posizione il Campionato di A2 assomiglia sempre di più a una gara di MotoGP. Una gara che dopo 22 giri (alias giornate) vede Cantù in terza posizione, la stessa del giro di boa alla fine del girone d’andata, immediatamente alle spalle di Rimini e Udine – tornate spalla a spalla – e a sua volta tallonata da Cividale. Per tutte le contendenti ogni turno rappresenta una curva insidiosa, con sempre possibili colpi di scena e con la necessità di ritrovare subito concentrazione e determinazione dopo una cattiva prestazione, proprio come quella che al PalaDesio ha visto l’Acqua San Bernardo cedere a Rieti per 70-77.
Una sconfitta che può starci (la Real Sebastiani ha già fatto vittime illustri in trasferta, a partire da Rimini e Forlì), ma che deve anche aprire una riflessione sulla necessità di saper sfruttare meglio – ovvero con più varianti – le potenzialità del suo roster caratterizzato da un’abbondanza tanto di giocatori quanto di talento. Perché al di là dei meriti della difesa di Rieti, la fatica offensiva denunciata da Cantù dopo l’intervallo (con solo 9 punti nel terzo quarto) non è solo risultata fatale, ma ha anche evidenziato un’attuale mancanza di efficaci soluzioni alternative quando l’avversario non ti fa correre in contropiede e – se non ti ingegni – finisce per lasciarti solo una serie di estemporanee conclusioni (con quel 6/24 da oltre l’arco che nasce soprattutto da qui). “Un gioco a metà campo” – questa la precisa definizione di coach Brienza – in cui Rieti è maestra, ma con cui Cantù potrebbe ritrovarsi a fare i conti anche in altre occasioni e al quale occorre allora prepararsi meglio in palestra.
In attesa di vedere quale sarà la reazione dell’Acqua San Bernardo venerdì sera (diretta Rai) nel derby contro l’Urania Milano, a sua volta vogliosa di riscatto dopo il – 30 dell’andata e il – 27 rimediato domenica a Pesaro, come già riservato da BDP alle altre squadre di A2 seguite settimanalmente ecco un sintetico bilancio di questa prima parte (e un pezzettino) di stagione.
La nota positiva. Con un bilancio di 16 vittorie e 6 sconfitte la vetta della classifica è comunque solo un gradino sopra: segno inequivocabile dell’equilibrio del torneo, ma anche segnale che si è sulla strada giusta in una stagione condizionata al momento anche dagli infortuni di McGee (vedi sotto) e da un continuo inserimento di giocatori (prima Hogue, ora Okeke) che nella sua positività ha comunque allungato i tempi per trovare i migliori equilibri di squadra (meccanismi offensivi inclusi).
La nota negativa. Non è una scusa, ma un dato di fatto: preso per essere il realizzatore di riferimento sul perimetro (season-high di 22 punti proprio contro Rieti a inizio Campionato), Tyrus McGee è andato incontro a due stop in pochi mesi che gli hanno fatto sinora giocare solo 12 partite su 22 a 12.8 punti di media. Il suo ritorno pare previsto proprio nel derby del Palalido contro l’Urania e al netto dell’ennesima necessità di riequilibrare spazi e rotazioni non potrà che giovare all’attacco brianzolo. Mentre un prolungarsi dello stop aprirebbe difficili interrogativi di mercato…
Il giocatore-chiave. Diventato italiano con la convocazione in Nazionale, nominato Mvp del girone di andata di A2, Grant Basile viaggia a 17.8 punti e 4.4 rimbalzi di media, con un season-high di 29 punti messo a segno proprio nell’ultima vittoria di Cantù sul parquet della Juvi Cremona. In attesa di McGee, è indiscutibilmente il ragazzone del Wisconsin il riferimento offensivo dell’Acqua San Bernardo. Mentre quello difensivo è altrettanto indiscutibilmente Matteo Piccoli: più che un riferimento, un esempio di applicazione e determinazione anche quando le cose (come nel caso della marcatura di Monaldi, top-scorer di Rieti con 23 punti) si fanno complicate.
Gli obiettivi futuri. Il primo è quello dichiarato da quando Cantù è finita in A2 nel 2021. Gli altri sono quelli necessari per renderlo possibile: trovare una vera continuità di gioco e risultati (obiettivo ovviamente anche delle avversarie e che farà la differenza per la prima piazza) e riuscire a trasformare l’abbondanza del roster in una maggiore varietà di soluzioni. Soprattutto offensive. (Paolo Corio)
