Non sono una serie di risultati molto deludenti dopo la vittoria in Supercoppa, che lasciava pensare la giusta continuità con la scorsa stagione, sono le prove a tratti sconcertanti, il linguaggio del corpo, come i giocatori stanno in campo i veri campanelli d’allarme. Questo preoccupa enormemente guardando l’Olimpia Milano.
L’inizio di stagione in Eurolega era favorevole incontrando due squadre palesemente inferiori come Baskonia e Maccabi, un’altra come il Partizan che ha iniziato bene ma rimane inferiore lei pure e l’unica vittoria contro la Virtus Bologna frutto di un buzzer beater.
Si doveva puntare a fare 3-1 almeno per mettere fieno in cascina, invece è il contrario, la cascina è stata saccheggiata e si vede veramente poca luce in fondo al tunnel. Ma perchè tutto questo? E perchè al 9 di ottobre escono già voci su un possibile avvicendamento di Poeta che, in meno di un anno, ha fatto il triplete personale e l’anno scorso ha chiuso una stagione storica per l’Olimpia Milano, ancorchè deficitaria in Europa?
Dov’è finito tutto l’entusiasmo della scorsa stagione? Il rimbalzo dalla partenza di Messina che ha fornito la famosa leggerezza mentale che permette alle squadre di esprimersi meglio? La “Peppe culture” fatta di entusiasmo, necessità di divertirsi tenendo un approccio meno ferreo ma che potesse “gratificare” di più i giocatori?
Tutto bello finchè si vince, ora sembra già diventato un sistema troppo permissivo, poco severo e quindi inadatto a professionisti di alto profilo (Guduric aveva già espresso la sua idea in estate) e sembra anche che improvvisamente dietro al modo di essere più “accessibile e affabile” di Poeta, si debba per forza celare un’impreparazione tecnica. Analisi che mi sembra superficiale, per non dire dozzinale.
Il problema è Poeta?
Poeta ha delle colpe, ma rimane un rookie a livello di Eurolega e forse deve modificare ancora un po’ le sue convinzioni e la sua gestione della partita per far fronte ai momenti e porre rapidamente gli aggiustamenti corretti per o neutralizzare gli avversari o cambiare i momenti negativi della partita. Questo non giustifica o non può coprire l’atteggiamento di Alec Peters che praticamente non sta scendendo in campo dall’inizio della stagione in modo francamente difficile da spiegare per uno dei migliori 4 d’Europa. E’ difficile capire anche la picchiata di Leandro Bolmaro dopo una sontuosa supercoppa. Meno incomprensibile la totale apatia di Darius Thompson che destava sospetti alla data dell’acquisto e conferma tutti i motivi per cui la sua crescita da giocatore sia ancora ferma a Brindisi. Non gira quasi mai l’angolo sul pick and roll, non ha praticamente mai preso l’iniziativa e, se doveva essere l’esperienza per dare tempo a Cole di crescere, non siamo lontani dall’obiettivo, non lo vediamo proprio.
Wright e Hall sono gli unici che danno, con modalità diversa, sempre un apporto, ma non può essere sufficiente per una squadra che deve fare dell’atteggiamento, della connessione e dell’esperienza nel gestire le situazioni, un mantra per ovviare alla chiara mancanza di talento creativo a livello di Eurolega. Si è visto scritto sui social che chiunque entri all’Olimpia Milano perda il sorriso, pensare che questo succeda con Poeta in panchina dopo che di sorrisi ce ne sono stati tantissimi nella scorsa stagione, fa abbastanza riflettere. Forse il problema è endemico da qualche altra parte e forse pensare di essere da Final Four di Eurolega, porta ad avere una visione distorta della realtà interna ed esterna.
“Giocano contro”
Rifiuto sempre il clichè del: “giocano contro l’allenatore” e se mai lo potessero fare è perchè gli sarebbe permesso. Però c’è un problema di atteggiamento, di approccio e di qualcosa che vada oltre il processo di crescita della squadra. Si può giocare male in attacco per mancanza di confidenza, chimica o anche condizione che deve arrivare, ma quando a livello Eurolega Wallace batte Cole a sette metri da canestro e appoggia indisturbato a canestro senza che nessuno neanche si accorga della cosa, denota altri tipi di problemi, più profondi, che forse non riguardano solo l’X&O. Poi ci sono anche quelle, perchè contro il Maccabi è difficile capire la scelta di cambiare a 10 metri da canestro senza una reale necessità, dando subito vantaggi a una squadra che non sembra esattamente i Lakers dello Showtime nel crearseli.
Si potrà anche cambiare l’ennesimo allenatore, oggi, domani, dopo il doppio turno o tra un mese, potrà essere Sfairopoulos o Spoelstra, ma se anche quest’anno l’Eurolega per l’Olimpia Milano sarà un’agonia da ottobre, cominciano a essere pochi i rami da sfrondare e non ancora eliminati. Capire dove stia il problema può essere sempre più facile o più difficile in base a come lo si voglia guardare, ma di sicuro il problema c’è.





