NBA e Summer League, un capitolo breve
L’assaggio per Stewart del livello massimo del basket statunitense esiste ma è microscopico. Con i Miami Heat, nella stagione 2021-22, ha chiuso solamente 4 partite e 14 possessi, producendo 17 punti con 7 canestri su 10 tentativi. Sono minuti veri ma dentro un campione così ristretto che statisticamente non dice nulla, e vanno letti per quello che sono, ma è altrettanto impossibile ignorare che la sua efficienza e la sua affidabilità sembrerebbe essersi traslata anche in quei brevi assaggi di parquet in NBA.
Più istruttive invece sono le due Summer League da lui disputate. Quella del 2022 con San Antonio è stata dura: cinque partite, 38 possessi conclusi e soltanto 24 punti, con la produzione a metà campo ferma a 19 punti su 33 possessi. Ha tirato 10-17 dal campo, il che significa che una fetta consistente di quei possessi non è nemmeno arrivata al tiro. Quella del 2023 con Washington è invece andata molto meglio, con 23 punti su 21 possessi in quattro gare, con anche 6 punti ricavati da appena 4 rimesse laterali per ricollegarci alle situazioni precedenti.
Ma il numero che vale la pena isolare è un altro, e riguarda il suo modo di stare in campo. Sommando i possessi che ha chiuso a quelli che ha generato con un passaggio, nella Summer League 2023 circa il 95% del suo contributo è arrivato da conclusioni personali e meno del cinque per cento da assist. Steward non è un costruttore, e in nessun momento della sua carriera americana lo è mai stato davvero, nonostante nel giro di due stagioni sia stato descritto prima come ala che attacca il ferro, poi come ala regista, poi come secondo costruttore di gioco. Le etichette cambiavano, ma il suo modo di produrre no.
Cosa è cambiato in Europa
Il passaggio al Cedevita Olimpija nell’estate 2023, dopo una parentesi nel campionato dominicano, ha coinciso con un aggiustamento che i numeri raccontano bene. In G League tirava da tre con un volume enorme e una precisione da metà classifica, 166 tentativi nel solo 2022-23 con poco più di un terzo a bersaglio.
Nell’ultima EuroCup con la maglia di Lubiana è salito attorno al 41% dall’arco, viaggiando a 14 punti di media ed entrando fra i migliori interpreti della competizione. In ABA League ha chiuso a 12.5 punti per partita con oltre quattro rimbalzi, e in tre stagioni ha vinto tre campionati sloveni, tre coppe nazionali e si è preso l’MVP delle finali 2026.
Non è diventato un giocatore diverso, è semplicemente diventato un giocatore che sceglie meglio. Il carico è sceso, la qualità dei tiri è salita e il rendimento complessivo con lui.
A Vitoria
Il Baskonia lo prende per due stagioni come primo tassello del progetto di Paolo Galbiati, e il passaporto macedone gli evita di occupare una casella da extracomunitario in Liga Endesa. È la sua prima Eurolega, a ventisette anni, dopo un percorso fatto interamente di gradini intermedi.
Il rischio è evidente e sta tutto nel salto di densità difensiva. In Eurolega gli spazi si chiudono prima e i possessi si allungano più spesso, il che significa che le situazioni in cui Steward storicamente ha reso peggio, quelle di fine azione, aumenteranno invece di diminuire.
Il pregio, altrettanto evidente, è che a Vitoria non gli verrà chiesto di gestire ventuno possessi a partita: gli verrà chiesto di segnare da ricezione, di correre e di essere l’uomo del gioco disegnato dopo il timeout. Sono esattamente le tre cose in cui, guardando i dati di tutta la sua carriera, ha sempre funzionato meglio.





