Nell’intervista rilasciata al podcast Euroinsiders, Elie Okobo ha svelato un retroscena inedito sulla sua notte del Draft 2018. Mentre molti giocatori cercano disperatamente la sicurezza di un contratto, la guardia francese ha preso una decisione rischiosa che ha cambiato il corso della sua carriera americana, rifiutando la stabilità per inseguire una visione diversa.
Il rifiuto a Boston e Brooklyn
Okobo spiega come, durante il secondo giro, abbia preferito il rischio dei Phoenix Suns alla sicurezza di franchigie storiche che però avrebbero voluto “parcheggiarlo” in Europa.
“Boston alla 27 e Brooklyn alla 29 volevano scegliermi, ma mandandomi di nuovo in Europa per un paio d’anni. Era un contratto garantito. Il mio agente mi chiese cosa volessi fare proprio durante il Draft… ero stressato. Ma ho pensato: ‘Voglio davvero stare negli Stati Uniti. Sono già stato in Francia, voglio provare qualcosa di diverso, anche se dovessi finire in G-League’. Così dissi al mio agente: ‘No, di’ loro di non scegliermi’. È stata una scommessa enorme”.
La tensione della scelta numero 31
Passare dal primo al secondo giro cambia radicalmente le tutele di un giocatore. Okobo racconta il momento in cui ha visto svanire le certezze per poi ritrovarle con i Suns.
“Dopo aver detto no a Brooklyn e Boston, c’è stata una piccola pausa tra il primo e il secondo giro. Ero stressatissimo, non sapevo cosa stesse succedendo. Poi il mio agente mi ha mostrato il telefono: era Phoenix che offriva due anni garantiti. Mi disse: ‘Denver è interessata alla 34, ma qui c’è Phoenix’. Ho risposto: ‘Voliamo a Phoenix, andiamo!’. È stato surreale camminare su quelle scale, con la mia famiglia a New York, e mettermi il cappellino dopo aver rischiato così tanto”.
La storia di Okobo dimostra che nel basket professionistico il talento deve essere accompagnato da una forte personalità decisionale: rifiutare un contratto garantito a 20 anni per scegliere il proprio destino è una mossa che pochi avrebbero avuto il coraggio di fare.
