Ha detto tutto, e molto bene, il Capitano. Quando alla domanda se fosse questa la Milano più forte in cui ha giocato, Andrea Cinciarini ha risposto, senza esitazione:
Sicuramente è la Milano costruita meglio. Fatta di uomini veri. Nella quale ognuno conosce il proprio ruolo.
Si. Abbiamo visto “la squadra”!
E il suo significato.
Rilevando dettagli, particolari, indici del concetto più generale.
Cercando significati dietro le immagini…
In ordine sparso. Ma non del tutto casuale.
Sergio Rodriguez mattatore la sera prima contro Venezia, poi in finale, un solo punto, un solo tiro, e 8 assist. La dedizione del campione.
Cosa poteva temere Milano, oltre alla consistenza (confermatissima) di Tyler Cain, se non le variabili costituite da Justin Robinson e Carlitos Delfino? Cosa poteva servire? Scelte. Etiche. Di sacrificio. Malcom Delaney un mattatore trasformato in picadores in difesa contro Robinson e Ricky Moraschini, fino ad allora poco (o niente) utilizzato e in finale messo in campo alla custodia di Delfino. Risultato: 4 punti a testa per i due pesaresi. Adattamento ad un interesse superiore. Senza fiatare. Difese preparate e dedicate.
E Messina che si incazza, con la sua squadra a +30, per un attacco che si arena e scade oltre i 24 secondi. Furore. Nella ricerca della qualità non soltanto tecnica, ma anche morale. Fare sempre tutto con il massimo impegno. Anche un modo per rispettare gli avversari.
Ancora Sergio Rodriguez che, sempre a + 30, ferma con un fallo Tambone lanciato da solo oltre la metà campo. Arroganza o umiltà? Fate voi…
La spontaneità di Gigi Datome, toccandosi il cuore:
Io la Coppa Italia non l’avevo mai vinta.
Lui, meritatamente MVP, che la partita l’aveva chiusa definitivamente già all’inizio de secondo quarto, con 9 punti consecutivi in un minuto e mezzo.





