HomeLega BasketEttore Messina: l'Ulisse del basket (di Werther Pedrazzi)

Ettore Messina: l’Ulisse del basket (di Werther Pedrazzi)

È un’Odissea senza fine. Forse è appena incominciata.
Ulisse cerca Itaca. Il viaggio è lungo e periglioso.
Sirene che dagli scogli cantano ed incantano. E bisogna tapparsi le orecchie con la cera. Per non andare a sbattere ed affondare.
Ciclopi ostili, orribili, con un occhio solo. E non basta la forza. Ci vuole anche l’astuzia.
E ancora i Lestrigoni, giganteschi cannibali da scansare. 

Caverne ed antri bui di Maghe da frequentare. Bisogna scendere anche all’inferno, prima di tornare a navigare. E ancora flutti da governare, stretti vorticosi, tra Scilla e Cariddi, da superare.
Poi, se ad Itaca finalmente potrai arrivare, non sarà finita, poiché in casa ci trovi i Proci. Inetta stirpe. Gente che ricchezza ha trasformato in pigrizia. Come è successo nel recente passato anche alle nostre inconcludenti latitudini. Gente che si ostina a non riconoscere il cambiamento.
Di Ulisse, oltre che l’antico e divino aedo, titolò l’opera sua, in tempi moderni, anche James Joyce, prosatore irlandese, nel suo capolavoro in cui ondate di pensieri si ricompongono nello spumeggiante flusso di coscienza.

Ecco. È quello che a noi, malati, che tutto riportiamo al basket,  ci è rimasto di questa Final Eight di Coppa Italia.
Il nostro disordinato e confuso flusso di coscienza. Tutto quello che ci abbiamo visto.
Ettore Messina come Ulisse.
In viaggio verso il sognato ritorno al glorioso passato. Un viaggio ancora lungo, la meta finale forse ancora incerta e lontana.
Ma la rotta è tracciata!
Non basta la forza, e nemmeno il coraggio. Ci vuole anche la fede!
Noi l’abbiamo vista.

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