Il basket europeo si prepara a un cambio di passo significativo, almeno stando alle parole di Chus Bueno, CEO di EuroLega, che durante la tradizionale conferenza stampa informale del venerdì alla Final Four ha tracciato un quadro decisamente ottimistico per il futuro della competizione.
Per Bueno si trattava della prima uscita in questo formato da quando ha assunto l’incarico, e i numeri presentati parlano chiaro: 17 offerte per nuove franchigie in EuroLega e 40 club interessati a entrare in EuroCup. Di quelle 17 proposte, 14 provengono da squadre già esistenti — comprese quelle che attualmente partecipano all’EuroLega senza essere azioniste — mentre tre arrivano da fondi che vorrebbero creare nuovi club in mercati ancora inesplorati o investire in realtà già operative. A questi si aggiungono 25 fondi istituzionali interessati a investire nella lega o nei singoli club, destinati a trasformarsi in vere e proprie “franchigie”, con i dettagli legali ancora in fase di definizione.
“Stiamo andando bene e andremo ancora meglio” – ha dichiarato Bueno, illustrando il progetto di un marketplace digitale pensato per il tifoso medio, che includerà news, fantasy e scommesse, con l’obiettivo di monetizzare al massimo la passione per l’EuroLega. Secondo le stime del CEO, in Europa ci sono circa 10 milioni di appassionati hardcore disposti a spendere, e la lega deve offrire loro gli strumenti per farlo, possibilmente già dalla prossima stagione.
“Siamo bravi nel business to business, stiamo cercando di massimizzare i diritti TV, e vogliamo anche una piattaforma digitale rivolta direttamente ai tifosi. C’è un mercato, ma non un marketplace”
Questi numeri, ha precisato Bueno, riguardano i mercati principali, senza contare paesi considerati “difficili” come Francia, Regno Unito e Germania.
Il dialogo con la NBA e i club di calcio
Ex dipendente NBA, Bueno sta portando avanti le conversazioni con la lega americana riguardo al suo progetto europeo, senza che ci sia ancora nulla di definito. Il CEO ha rivelato di aver fatto colazione con George Aivazoglou, managing director di NBA Europe, sottolineando che tutte le opzioni restano aperte.
“Siamo disponibili a esplorare, ma questo non significa che accadrà. Non c’è pressione temporale né per noi né per la NBA, ma c’è una questione di momentum. Adam Silver e Mark Tatum lo hanno detto: la frammentazione fa perdere valore. Sarebbe meglio massimizzare l’opportunità insieme alla NBA”
Bueno ha però tenuto a distinguere tra un buon accordo economico e un buon progetto, definendo questa fase come un momento di comprensione reciproca, ancora troppo prematuro per trarre conclusioni.
Parallelamente, l’EuroLega sta dialogando anche con club calcistici, come dimostra il recente incontro tra il presidente Dejan Bodiroga e il numero uno del PSG, Nasser Al-Khelaifi. Sul fronte interno, Bueno si è detto ottimista riguardo alla decisione del Real Madrid, l’unico club azionista a non aver ancora firmato il nuovo accordo decennale con la lega, ricordando che i 13 azionisti restano uniti e consapevoli che la loro forza sta nel lavorare insieme.
Il CEO ha anche evidenziato una differenza culturale fondamentale rispetto al modello americano: in Europa ogni club rappresenta una comunità, non semplicemente un’operazione finanziaria, e questi valori comunitari sono pilastri dell’ecosistema sportivo continentale.
Espansione, arene e nuovi formati
Nel nuovo piano industriale, l’EuroLega fungerà anche da piattaforma per il finanziamento di impianti sportivi. L’Olympiacos è già nel pieno del processo di ristrutturazione della propria arena, e Bueno ha ammesso di aver avuto un ruolo di “facilitatore” nell’operazione. Altre squadre potranno accedere alla piattaforma e a una linea di credito che la lega metterà a disposizione per questo tipo di progetti.
L’intenzione è di espandere il torneo a 22 o 24 squadre, auspicabilmente a partire dalla stagione 2027-28. In quel caso, il formato cambierebbe con l’introduzione di due conference — i cui criteri di suddivisione sono ancora oggetto di discussione — e un numero ridotto di partite in stagione. Questo potrebbe anche favorire una cooperazione con la FIBA, in particolare sulla questione delle finestre per le nazionali.
“Come dico sempre, la felicità è avere una cattiva memoria”
ha aggiunto Bueno, riferendosi alle frizioni passate con la federazione internazionale, che peraltro potrebbe avere un ruolo nella questione del NIL (Name, Image and Likeness), il meccanismo che sta drenando giovani talenti europei verso la NCAA per cifre definite assurde.
Sul piano più operativo, il CEO ha chiarito che non esiste una data fissa per la decisione sull’inclusione del Bourg in EuroLega — eventualità che potrebbe significare l’esclusione di Monaco o Parigi. La lega sta inoltre monitorando la situazione in Medio Oriente per le disposizioni che riguarderanno le squadre israeliane nella prossima stagione, mentre a settembre verrà valutata l’eventuale necessità di un piano alternativo nel caso in cui la Final Four 2027 non possa tenersi ad Abu Dhabi come già annunciato.





