FIGLIOL PRODIGO
Anche io con quella busta paga sono pronto a sacrificarmi e tornare a casa. 10,5 milioni in tre anni: sei il cestista più pagato al mondo se non si considerano gli sproporzionati parametri NBA. Per di più ai cugini rivali della squadra che ti ha cresciuto e ti ha lanciato sul palcoscenico europeo e mondiale. Ingrato. Mercenario. La decisione di Alexey di tornare a calcare i campi della madrepatria russa non sembra accogliere il benestare da parte di tutti. L’approdo al Khimki è considerato in generale come una sconfitta: non avendo mostrato la gamma del proprio arsenale offensivo negli anni migliori della carriera, insieme ai giocatori migliori del mondo, è sentenza definitiva.
Tornare in Europa significa accontentarsi, riconoscere di dover fare un passo indietro solo per brillare di più. Non solo mercenario, ma pure egocentrico. Alexey ignora, non ragiona di lor ma guarda e passa. Le voci, le critiche, i mugugni se li è sempre lasciati scivolare addosso. Perché ritornare ai freddi lidi di Mosca? Per mostrare nuovamente in primis a sé stesso e a tutti i detrattori ciò che è in grado di fare. So fare canestro? Qui posso elevarlo ad arte. Riesco a far saltare tutte le correzioni difensive che gli allenatori avversari tentano per arginarmi? Qui scardino anche i chiavistelli più pesanti. Vogliono ingabbiare il mio talento? Qui apro ogni serratura.
Il Khimki di Rimas Kurtinaitis è reduce da un’annata meravigliosa. Tyrese Rice, Koponen, James Augustine e Victor Claver hanno trascinato il gruppo alla conquista dell’Eurocup 2015. La disponibilità economica è l’ultimo dei problemi, e si decide di puntare tutte le fiches. Cavalli di ritorno dagli USA come Zoran Dragic e lo stesso Shved accendono i riflettori su una realtà nata da poco ma potenzialmente devastante. Eppure, qualcosa non funziona. Top 16 in Eurolega e quarto posto in VTB. Una delusione. Da dove ripartire? Da chi ripartire? Visto quel che prende, volenti o nolenti, da Shved. Alexey è finalmente al centro di un progetto. Una squadra dove poter sfoggiare liberamente il caleidoscopio di intelligenza cestistica e predisposizione offensiva in suo possesso. Il “declassamento” in Eurocup mostra al Vecchio Continente la miglior versione che Alex abbia mai deciso di farci vedere. 22.1 di media. 54% da 2 e 38% da 3. Sensazione di momentanea onnipotenza offensiva. Miglior marcatore e MVP della competizione. Nonostante la squadra si sia dovuta arrendere alla futura finalista Valencia, incontrata ai quarti di finale. 17+11+8 in gara2 quando, da solo, riesce a forzare la “bella” da giocare alla Fonteta. Commovente.

