DEGNO EREDE AL TRONO
Se si inserisce “Israel Gonzalez” nella barra di qualsiasi motore di ricerca, probabilmente verrete catapultati nel caotico mondo della boxe. Qualora foste più fortunati, potrete godere delle fotografie delle opere di uno degli artisti messicani contemporanei più apprezzati, legato alla ricerca cabalistica e metafisica della cosmogonia. Per noi, rozzi e ignoranti adepti al culto di una palla arancione che anela a entrare in un cestino, quel nome e quel cognome potrebbero suggerire altro. Soprattutto se legati a un altro nome e (doppio) cognome: Aito Garcia Reneses. Il decano spagnolo del coaching europeo ha lasciato dopo quattro anni sicuramente positivi la guida dell’ALBA Berlino, culminati con la vittoria di due campionati tedeschi e di una Coppa di Germania. Il coach, guida tra l’altro della selezione olimpica spagnola in occasione dell’argento di Pechino 2008, ha dichiarato di voler prendersi una pausa. Non è chiaro se sia il preludio al ritiro o semplicemente un periodo sabbatico. Quel che è certo è che l’eredità lasciata nelle mani del fido scudiero è pesante. Pochi come Aito, infatti, sono in grado di seguire e favorire la crescita di giocatori apparentemente bloccati nell’evoluzione del proprio talento, restituendoli ai maggiori palcoscenici totalmente rinnovati e in grado di competere meglio di prima. Il nostro Simone Fontecchio, tanto per capirsi, è solo uno degli ultimi esempi. Le strade di Aito e Israel si incrociano a Gran Canaria: Gonzalez, assistente prima a Cantabria e dal 2009 sull’isola che ha dato i natali a Javier Bardem, rimane nello staff nonostante la dipartita di Salva Maldonado. Aito, difatti, è convinto della capacità di lettura e comprensione del gioco dell’allora trentanovenne di Torrelavega. Dal 2014, i due formano coppia fissa, mantenendo però ben salde le gerarchie. Almeno fino al 2020 quando, a causa di alcuni problemi di salute, Aito ha dovuto rinunciare a guidare direttamente dalla panchina i suoi uomini, affidando la gestione della squadra proprio a Gonzalez. Risultato? In 11 partite, 7 vittorie. A Berlino, se la percentuale dovesse confermarsi, farebbero salti di gioia. Magari non in pieno stile tedesco, ma influenzati dalla ventata di aria spagnola. Buena suerte, Israel.





