Per qualcuno sarà un emozionante primo giro di giostra, per altri un gradito e attesissimo ritorno. Qualcuno a capo di un ambiente già conosciuto e plasmato secondo i propri crismi, per altri l’immersione in un contesto nuovo, totalmente da esplorare e modellare. 5 su 18. I volti nuovi tra i coach di Eurolega 2021/2022 ci suggeriscono storie differenti. Percorsi di vita tra i più disparati. Complicati giochi del destino finalmente giunti a compimento. A noi appassionati non resta che godere delle novità e della freschezza della loro presenza, certi che non potrà che arricchire il bagaglio che il viaggio ai massimi livelli del Vecchio Continente porterà con sé.
(P.S. del prologo: per qualsiasi considerazione più approfondita su tutti i roster di Eurolega, il rimando è alla serie di pezzi già pubblicati o in corso di pubblicazione sul miglior blog italiano a tema basket. Si chiama Backdoor Podcast. Ne avete già sentito parlare?)
VERDE SPERANZA
Vedere Dimitris Priftis a guida di un quintetto in maglia verde ai nastri di partenza della nuova Eurolega non dovrebbe sorprenderci più di troppo. I tifosi virtussini in particolare, purtroppo per loro, ben ricorderanno la cavalcata in Eurocup della passata stagione dell’Unics Kazan, ambiziosa società russa, conclusasi solamente con la sconfitta nella serie finale con l’AS Monaco. L’accesso all’Eurolega, in caso di mancati playoff di Valencia, era assicurato non solo alla vincitrice del torneo “minore”, ma anche alla finalista. Risultato per l’Unics: sconfitta sul campo, vittoria nel progetto. La riconferma del coaching staff, in grado di gestire un roster tanto talentuoso e atletico quanto potenzialmente disfunzionale e confusionario, pareva quanto meno probabile. Priftis timoniere dell’Unics formato Eurolega? No. Inaspettatamente. Eppure, Priftis governerà la panchina di un quintetto in maglia verde nel prossimo torneo. I ringraziamenti vanno a Giannakopoulos, proprietario del Panathinaikos. Memore dell’ottimo lavoro svolto da Priftis in qualità di assistente nella prima annata della sua gestione, il presidente dei Greens ha deciso di affidarsi alle sapienti mani del coach di Atene per controllare l’ennesimo tentativo di svolta di una società sul costante filo del rasoio. Priftis e il Pana: storia di fughe e ritorni. Correva l’anno 2014: negli staff della coppia di capo allenatori avvicendatisi alla guida del Pana, Argyris Pedoulakis e Fragiskos “Frankie” Alvertis, c’è un ex allenatore di serie A greca, con un passato quinquennale di assistente sulla panchina della nazionale greca. Ovviamente, Dimitris Priftis. L’annata si conclude con l’accoppiata di trofei casalinghi: la conquista di Scudetto e Coppa di Grecia porta risalto all’intera composizione del coaching staff, regalando a Priftis l’opportunità di dirigere in prima persona il pino di una delle squadre greche dalla maggior storia e fascino. L’Aris Thessaloniki viene acquistato nel 2015 da Nikolaos Laskaris, che decide di affidarsi a Priftis per inaugurare il nuovo corso. I quattro anni all’Aris non fruttano titoli di squadra, ma la crescita del progetto e di giocatori come Sasha Vezenkhov garantiscono a Priftis la chiamata dall’Unics Kazan. In Russia, dove rimarrà per quattro anni, Priftis riceve il testimone di un santone come Pashutin e, pur senza raggiungere allori esagerati, conduce la squadra verso una crescita in patria e in campo internazionale costante, sino al raggiungimento dell’Eurolega in procinto di iniziare. Le numerose esperienze da assistente prima e head coach poi sono marchio di garanzia per la professionalità e la competenza di coach Priftis, mai simbolo di un basket dogmatico ma in grado di modellarsi in base alle caratteristiche del roster. A una sola condizione: avere Okaro White in squadra. Da lì non si scappa. Kali tyche, Dimitris.
Il rilancio di Lorenzo Brown e Mario Hezonja. La voglia di esplodere definitivamente di John Brown e Isaiah Canaan. La leadership di Vorontsevich. Marco Spissu. Le ragioni per seguire con interesse la stagione dell’Unics Kazan. Sia per valutarne il ritorno in Eurolega a distanza di un lustro, sia per giudicare come uno dei coach giramondo del panorama europeo saprà adattarsi, per l’ennesima volta in carriera a un nuovo ambiente, un nuovo contesto, a nuovi obiettivi e aspettative. Da giocatore, negli anni ’90, ha condiviso il parquet in maglia croata col Mozart della pallacanestro, conquistando l’argento ai Giochi Olimpici di Barcellona. Già da giocatore, nonostante la provenienza balcanica, la maggior parte degli anni sono trascorsi nel campionato spagnolo. Ritiratosi nel 2003, Velimir Perasović decide di intraprendere la carriera dai campi di casa croata, tra le fila dello Split. Ma il richiamo spagnolo è più forte: prepara le valigie e ritorna a Vitoria. Nei Paesi Baschi guida il Tau alle Final Four di Eurolega del 2007 prima di ritornare in Croazia. Sotto Perasovic, lo Cibona Zagabria ottiene i primi grandi successi di una storia recente assai prolifica. Ma il meglio, per Velimir, deve ancora venire. La vittoria dell’EuroCup 2013-2014 non consente a Perasovic di ottenere eterna gratitudine tra le maglie societarie del Valencia, da cui si licenzia nel gennaio successivo. L’occasione è ghiotta: guidare la Nazionale croata, con la speranza di ripetere i fasti degli anni con Petrovic. L’europeo del 2015, però, è un mezzo fallimento. Efes, Croazia, Estudiantes, Siviglia. Poco importa. A conclusione di un’esperienza, Perasovic sente costante il richiamo del nord della Spagna. Per i supporters dell’Unics, l’augurio è quello che la permanenza di Perasovic duri a lungo, e che sia la più decorata possibile. Ma non sorprendiamoci se il successore di Ivanovic sulla panchina del Baskonia sarà nato a Stobrec il 9 febbraio 1965. Vero, coach Perasovic? Stretno, Velimir.





