DAI BALCANI CON FURORE
Associare un solo aggettivo alla stagione 2020-2021 del Fenerbahce è difficile. Se non impossibile. I risultati parlano di una rullata nella finale di campionato contro l’Efes e di un secco 3-0 rimediato nella serie contro il CSKA. Non considerare la serie di sfortune legate a infortuni e situazione Covid, però, rischia di farci dimenticare la bellezza espressa dalla squadra di Kokoshkov nella serie di vittorie che ha seguito il ritorno dal Tennessee di Marko Guduric. La guardia serba, coadiuvato da Henry e De Colo, è chiamato a una stagione in cui innalzare ulteriormente il livello, coadiuvato dalla presenza e mobilità sotto le plance di Vesely e del neoacquisto Achille Polonara. Il roster, soprattutto a livello difensivo, è di primissimo livello. La guida tecnica non potrebbe essere da meno. L’annus horribilis, però, non ha risparmiato neanche Igor Kokoshkov, dato il doppio benservito di Fener e dalla nazionale slovena. A sostituirlo sulla panca turca, arriva un personaggio assai conosciuto dalle nostre parti. Come playmaker, i successi in maglia Olimpia, Fortitudo e VL, inframezzati da esperienze tra le grandi di Spagna e a Portland, non verranno dimenticati facilmente. In qualità di allenatore, le prime esperienze a Treviso e Milano non sono delle più fortunate. Le successive campagne in Grecia (Pana) e Germania (Bayern) sono sì decisamente migliori, ma non raggiungeranno mai i livelli toccati con la Nazionale della Serbia. La generazione di giocatori è una delle più ricche di sempre: tra il 2013 e il 2019 non arriva nessun titolo: le finali di Mondiali 2014, Olimpiadi 2016 e Europei 2017 non rendono il giusto riconoscimento a selezioni che avrebbero meritato il bersaglio più grosso, soltanto per la bellezza e la coralità espresse nel corso degli anni. Abbandonata la panchina serba nel 2019, dedicarsi completamente dopo quasi un decennio alla guida di un club ha richiesto un periodo minimo di adattamento. Certo, farlo vincendo al primo colpo una Basketball Champions League ha aiutato. Ma il marchio e il carisma del nuovo coach, con tutto il rispetto per Pino Sacripanti, erano del tutto evidenti. La pandemia ha bloccato la trionfale cavalcata in Eurocup 2020, rendendo ancora più amara l’eliminazione in semifinale dell’anno successivo. Niente accesso all’Eurolega, obiettivo mal celato dal nuovo board. Allenatore e società rescindono a fine anno. Delusione totale? Beh: aver dominato la serie finale contro l’Olimpia e aver riportato lo scudetto alla Virtus Bologna a distanza di vent’anni è un bel biglietto d’addio. Ah, giusto. Non vi abbiamo neanche detto di chi stiamo parlando. Quasi come se non l’aveste ancora capito. Александар Ђорђевић. Chiaro, no? Forse meglio la traslitterazione nostrana: Aleksandar Đorđević. Parabaza, Sale.
Dagli anni ’80 al 2015, associare l’AS Monaco all’elitè del basket non solo europeo ma neanche francese sarebbe suonato blasfemo. Come pensare allora che, in meno di un decennio, ci ritroviamo a parlare di una squadra che annovera tra le ultime firme mr. 2,5 milioni Mike James e Will Thomas? Semplice: il filantropo e imprenditore ucraino Sergey Dyadechko ha deciso di investire nel basket del Principato, riuscendo nel corso di pochi anni a portare il club ai livelli più alti mai raggiunti nella storia. Il basket francese, in costante espansione e crescita dal punto di vista economico, tecnico e gestionale (sentire Nicola Alberani per credere), annovera il Monaco come uno dei migliori simboli. La prima partecipazione dei monegaschi in Eurolega è giunta in seguito alla sorprendente vittoria della scorsa Eurocup. L’ossatura del roster è stata mantenuta per dichiarata volontà della sezione tecnica. e, a giudicare dai risultati, i dividendi potrebbero essere di nuovo fruttuosi. Chi sarà il comandante delle prime traversate che partiranno da Montecarlo (anche se le partite casalinghe, per ragioni di capienza, si disputeranno alla Azur Arena di Antibes)? Nato il 19 febbraio 1970 a Titograd, odierna Podgorica, capitale del giovane stato montenegrino, Zvezdan Mitrović traccia una parabola di carriera abbastanza particolare. Dal 2002 al 2014 allena nella principale lega ucraina, giungendo al titolo nel 2009 col Krivbas. Nel 2015 il sodalizio con Dyadechko, intrapreso con l’esperienza all’Azovmash, continua anche in terra francese: Mitrovic guida il Monaco alla promozione nella massima serie e. dopo aver conquistato per due anni consecutivi il titolo di miglior coach della Jeep Elitè League, lascia il Principato per un triennale con l’ASVEL. Il rapporto con la società di Lione non è dei migliori, anche a giudicare da come le parti si lasciano. In concomitanza con l’assunzione del ruolo di head coach del Montenegro, dopo l’esperienza di Eurobasket 2013 nello staff di Pavicevic, Mitrovic decide di tornare all’AS Monaco. Ouattara, Gray e Andusic sanno cosa Mitrovic può assicurare. Per gli altri, e per tutti noi, sarà curioso scoprirlo di settimana in settimana. Srecno, Zvezdan.





