Dopo aver passato in rassegna tutte le squadre di questo Mondiale con le nostre guide, è arrivato il momento di parlare della nostra Italia. Gli Azzurri di Gianmarco Pozzecco si presenteranno in questa FIBA World Cup 2023 con la voglia di continuare a stupire, dopo le ottime prestazioni dello scorso EuroBasket e quelle ancora precedenti a Tokyo sotto la guida di coach Sacchetti. Cerchiamo, allora, di capire insieme su quali punti forti questa nazionale potrà contare e quali difetti invece dovrà cercare di colmare in altri modi. Primo ostacolo sarà il girone a Manila contro Angola, Repubblica Dominicana e Filippine, ma dove può arrivare questa squadra? Le nostre risposte qui di seguito.
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— FIBA Basketball World Cup 2023 ? (@FIBAWC) August 14, 2023
Punti forti
- La prima caratteristica che forse viene in mente non appartiene prettamente al campo, ma menzionarla è un obbligo. Infatti, una delle maggiori forze dell’Italia è la coesione che questo gruppo ha raggiunto ormai da diverso tempo. Gli Azzurri hanno da pochi anni avviato un nuovo ciclo, dopo quello chiusosi dei “giocatori NBA”, e uno dei cardini principali di tutti i roster è sempre stata la compattezza in campo e fuori tra i ragazzi convocati. Tutti sulla stessa pagina, tutti consapevoli del proprio ruolo senza voler essere prime donne, tutti pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro: l’Italia ha cuore da vendere. Oltre che a una buona dose di coraggio e sfrontatezza, che non bastano mai.
- Buona parte dei meriti di questa coesione vanno al ct della nazionale, Gianmarco Pozzecco. Come è ben noto, il Poz ha un modo di relazionarsi con i propri giocatori tutto suo e che raramente non va a segno. Anche in questo caso, l’ex coach di Sassari ha intessuto un rapporto quasi fraterno con i propri uomini, che lo riconoscono e rispettano come leader e guida assoluta. In pochi riescono a tirare fuori il meglio dai propri giocatori nel modo in cui ci riesce Pozzecco, e questo è forse uno dei più grandi vantaggi disponibili per la nostra nazionale. Inoltre, non vanno sottovalutati anche tutti i progressi tecnici compiuti dal Poz in questi anni, che ha saputo dare un’identità precisa a questa squadra con vari aggiustamenti. Il mix tra competenza sul campo e senso di comunità fuori dal campo è quanto di meglio si possa chiedere da un coach, e Gianmarco queste caratteristiche ha dimostrato di possederle.
- A livello di gioco sul campo, l’identità della nostra Italia è ben chiara: correre a più non posso e libertà di gioco. Il che non significa non avere dettami tecnici, ma possedere delle indicazioni da seguire per poi potersi esprimere al meglio in campo. Se gli Azzurri pagano lo scotto a livello di dimensioni contro molte squadre, compensano con la velocità in campo aperto e abilità al tiro. Una sorta di run&gun, se così vogliamo chiamarlo, che fino ad ora ha sempre pagato dividendi. La Nazionale può permettersi di giocare senza un centro alla Walter Tavares sotto canestro, optando invece per quintetti molto più dinamici e mobili. Una scelta (costretta) che ha fatto più volte male agli avversari, chiedere alla Serbia per maggiori informazioni.
- Tra i punti forti non possono non essere nominate alcune presenze a roster che saranno decisive nel determinare l’esito di questi Mondiali. La stella più brillante nel firmamento azzurro è quella di Simone Fontecchio, chiamato a confermare le prestazioni dello scorso EuroBasket per consapevolezza dimostrata e capacità di decidere le sorti di una gara. Accanto a lui si muoverà l’altro perno di questa squadra, Nicolò Melli, ancora difensiva e mente offensiva in grado di salire di livello nei momenti più difficili. Oltre a loro, ci saranno l’esperienza di Gigi Datome, la clutchness di Marco Spissu e il giovane talento di Matteo Spagnolo a poter dare spinte importanti nelle varie gare. Le soluzioni a questa squadra non mancano.
