Nell’ultima puntata del nostro podcast di LBA abbiamo avuto l’occasione di intervistare Francesco Taccetti, assistente di Jamion Christian a Trieste. Tanti i temi affrontati all’interno di una chiacchierata decisamente interessante e arricchente. Tra questi c’è stato un paragone tra Alessandro Magro, Attilio Caja e lo stesso Christian, allenatori con cui Taccetti ha avuto l’occasione di lavorare a stretto contatto.
Dal punto di vista del metodo di lavoro, quello che facevamo a Brescia con Alessandro Magro non è troppo diverso da quello che stiamo facendo a trieste. Parlo di allenamento unico, con tutta la parte di individuali prima, poi allenamento di squadra e tutta una serie di sessioni video, sia di squadra che individuali.
Dal punto di vista del gioco, tra Alessandro e Jamion la differenza sta nel fatto che Alessandro ha scuola italiana/europea e Jamion invece scuola americana. Per fare un esempio tecnico molto semplice, noi in Europa se vogliamo giocare un gioco di pick and roll ci mettiamo un ingresso che può essere un Iverson o uno stagger. Se gli americani vogliono giocare il pick and roll lo fanno, poi magari gli altri si muovono in base a quello che fa la difesa, sono un po’ più immediati da quel punto di vista.
Sto un po’ imparando queste novità, stiamo lavorando molto sulla parte difensiva. Jamion mi sta invitando a valutare delle situazioni che lui faceva in America, ma poi alla fine ci stiamo adattando molto. Anche perché, soprattutto difensivamente, in America spesso trovi scelte molto semplici. In G League fanno tutti contenimento (drop) sul pick and roll, è una difesa due contro due. Questo perché non gli interessa tanto difendere, vogliono far vedere le caratteristiche dei giocatori. Oppure, soprattutto al college ma anche in NBA, trovi scelte un pochino più estreme che però sono legate anche alla fisicità che loro hanno e che tu non sempre riesci a riprodurre. Quindi stiamo facendo un certo tipo di scelte che sono anche abbastanza canoniche nel mondo del nostro basket europeo.
Tornando ad Attilio Caja, sicuramente la parte di allenamento è diversa. Per esempio è lui che dirige l’allenamento, è lui che gestisce tutta la situazione campo. Ci sono un sistema e delle regole molto precise, dove un giocatore che riesce a mettersi a disposizione e a seguire le sue indicazioni può assolutamente performare. Io ho visto, non solo nell’anno che sono stato a Reggio Emilia con lui ma in generale nella carriera di Attilio, far performare stagioni incredibili a dei giocatori che magari prima di passare da lui erano giocatori normali.È chiaro che un giocatore deve essere pronto ad entrare in un sistema ben preciso, dove ci sono regole precise che vanno rispettate a discapito di un grado minore di libertà.





