Ottenere l’invito alla partecipazione al torneo NCAA è tra i vostri obiettivi? Quanto è realizzabile e quanto la ritieni un’”utopia”?
Ovviamente, penso sia l’obbiettivo di ogni squadra, e penso sia molto realizzabile. Se non dovessimo farcela penso sarà un fallimento, ma credo che abbiamo tutte le carte in regola.
Quali i punti comuni e quali le differenze tra coach Engles e Todd Golden?
Sono entrambi due allenatori da cui ho imparato e sto imparando molto, non solo a livello cestistico ma soprattutto umano. Hanno entrambi una mentalità vincente. Golden mi sta piacendo molto perché è sempre super positivo, ma sa tirarti l’urlo per farti svegliare quando ce ne è bisogno. Engles è più vecchio stile, quindi magari può passare per uno leggermente duro all’inizio; in realtà, vuole solo il meglio per noi e quando ‘è da elogiare lo fa sempre.
Come vivi l’inizio dell’avventura tra i professionisti in Italia di ragazzi emigrati negli USA per misurarsi a livello collegiale (Poser, Lever, Caruso, Moretti…)? È un’opportunità che hai valutato o il tuo focus è centrato unicamente sulla stagione coi Dons?
Non sono in grado di giudicare le dinamiche che ognuno dei compagni che hai citato stanno vivendo. Ho valutato la cosa ma per primo volevo la laurea di Columbia: visto che ero fermo da tanto, ho ritenuto che avere il tempo e l’opportunità di poter esprimere nuovamente il mio potenziale senza vincoli fosse meglio.
L’hype creato dalle prestazioni di Banchero ha acceso i riflettori italiani sull’universo NCAA. Hai dei rapporti con lui? E con gli altri ragazzi italiani che giocano a livello di college?
Con lui no, con altri sì.
Ti infastidisce che l’attenzione dell’opinione pubblica sia concentrata principalmente su un ragazzo che non ha mai vestito la canotta azzurra (sperando che prima o poi lo possa fare…) piuttosto che su di te o altri giovani che, ogni estate, ritornano in Europa per raduni e tornei internazionali con l’Italia?
Assolutamente no: ognuno credo faccia le sue scelte. Lui sicuramente ha avuto percorsi e vita differente da chi come me è nato e cresciuto per i primi 15 anni in Italia. Se poi deciderà di giocare nella nazionale italiana sarà una cosa positiva per il movimento e per tutti i ragazzini che si approcciano a questo sport.
