Tema Nazionale: qual è stato, secondo te, il gruppo più forte nel quale hai giocato? Cosa pensi ti “manchi” per poter diventare un futuro membro in pianta stabile della nazionale A? (Attenzione mediatica? Esperienza da professionista in Italia o in Europa, dopo la fugace esperienza con Reggio Emilia? Limiti tecnici o mentali?)
Il gruppo più forte è stato penso quello dell’under 20: anche se non abbiamo raggiunto il risultato che volevamo, abbiamo subito infortuni e siamo stati sfortunati in un paio di partite, ma coach Capobianco ci aveva messo in una gran posizione per aver successo. Siamo arrivati corti di un paio di possessi, capita. Quello che mi manca per giocare, credo sia prima di tutto l’opportunità di confrontarmi con gli altri nazionali; sarà poi il coach a decidere se posso essere utile o no. Se potessi scegliere, nel futuro vorrei fare più esperienze possibili all’estero ma vedremo, a tempo debito. Limiti tecnici e mentali penso li abbiano tutti i giocatori: si può sempre migliorare. La fortuna è trovare gli allenatori che ti aiutino a colmarli.
Aspetto tecnico nel quale sei migliorato di più rispetto ai tuoi inizi? Quale quello ancora da affinare?
Penso che la mia lettura del gioco siamo migliorata molto. Star seduto in panchina a guardare per gli ultimi due anni e mezzo mi ha aiutato ad osservare meglio il gioco, rendendo le mie scelte un pochino più facili. Credo anche che la mia difesa sia migliorata. Penso invece che devo affinare ancora di più il mio tiro: non sto tirando alla percentuale cui ero abituato, ma come detto prima i numeri li voglio vedere più avanti, quando conterà.
Gabriele Stefanini, from Bologna, Italy. La selezione a uno dei prossimi NBA Draft pensi sia nelle tue corde o il sogno NBA è destinato a rimanere tale? Se dovessi scegliere una franchigia dalla quale venir scelto, quale preferiresti e perché?
Se vuoi migliorare credo che l’ asticella che ti poni debba essere sempre al livello più alto. Io lavoro per cercare il massimo risultato di squadra e poi personale, quello che verrà si vedrà. Se arriverò mai a quel punto, il dove non sarà assolutamente importante, ma se devo scegliere direi i Knicks. Adoro New York: la Big Apple ha reso i miei 4 anni a Columbia ancora più belli.
Fortitudo, San Lazzaro, Reggio Emilia. Poi Bergen Catholic High School e Columbia University. Le estati in Nazionale. Quali sono stati gli allenatori e i compagni più importanti che ti hanno spronato di più a crescere? Quali quelli che ricorderai per tutta la vita?
Ce ne sono stati sicuramente moltissimi, sin da quando ero piccolino. Penso ai più importanti delle giovanili: in primis Ilio Burresi, senza nulla togliere a Fabrizio Fantasia e per ultimo a Beppe Mangone. In Nazionale sicuramente Capobianco. In America Billy Armstrong a Bergen: uno dei più bravi a livello tecnico e di crescita individuale. Coach Engles mi ha aiutato a crescere di carattere.
Compagno più forte mai avuto (Nazionale o college)? Avversario più forte mai incontrato (Nazionale o college)? Te l’avranno già fatta in migliaia sta domanda, ma magari hai cambiato opinione nel frattempo…
Giocare con Mike Smith, anche se per poche partite a causa di infortuni reciproci, è stato sicuramente divertente. In allenamento non riuscivo mai a stargli dietro, ha una velocita pazzesca. Come avversario, invece, direi che il più impressionante l’ho trovato in High School. Naz Reid gioca ai Timberwolves, ma già allora faceva dei numeri e movimenti assurdi schiacciando in faccia a chiunque.
Qual è la considerazione dei professori e dei compagni di corso nei confronti di un ragazzo italiano che studia negli USA ma che, fondamentalmente, è conosciuto per le sue gesta sportive piuttosto che per le capacità scolastiche? Ti è mai capitato di essere oggetto di stereotipi o, essendo il sistema scolastico americano a livello di high school e college completamente diverso dal nostro, ti sei sempre sentito legittimato?
In realtà questa situazione non l’ ho mai vissuta in quanto per me la scuola è sempre stato comunque un punto importante. La scelta di Columbia, nonostante avessi altre scuole più blasonate a livello di sport, è stata voluta; nel mio percorso di recruiting, avendo ottenuto un punteggio accademico alto, ho potuto accedere a proposte della Ivy, dove non esiste una borsa di studio sportiva ma solo accademica. Il college non l’ho vissuto assolutamente con favoritismi sportivi o altro, anzi: nella Ivy o studi o sei fuori! Ho compagni che sono stati espulsi perché hanno fallito in un semestre proprio come gli altri accademici; per questo motivo l’ anno scorso la Ivy è stata l’unica conference insieme alla Patriot a non giocare, perché incentrata sull’aspetto accademico e non su quello sportivo. Ora però sono laureato in psicologia alla Columbia e sto facendo due minor in business e economy qui a San Francisco (ndr: per prendere un major ci vogliono due anni). Credo che il percorso NCAA debba servire per darti opportunità e futuro indipendentemente dallo sport: penso di averlo sfruttato al meglio con tutti i pro e contro. Di certo, non sono stato additato come privilegiato.





