HomeLega BasketGentile non ci sta: "Non devo dimostrare nulla a nessuno"

Gentile non ci sta: “Non devo dimostrare nulla a nessuno”

Queste prime partite di Serie A ci hanno regalato già molti spunti interessanti su cui riflettere e da tenere d’occhio. Uno di questi è la realtà della Givova Scafati, chiamata a ripetere i buoni risultati della scorsa stagione. I campani hanno iniziato il proprio campionato con 2 sconfitte e 1 vittoria arrivata nello scorso weekend, grazie ad una super prestazione dell’eterno David Logan. Un altro dei punti cardine del roster di Scafati, invece, è Alessandro Gentile, che si è recentemente confessato in un’intervista concessa al Corriere dello Sport.

L’ex capitano dell’Olimpia Milano ha vissuto una carriera tortuosa, e dopo l’esperienza dell’anno scorso in A2 a Udine ha scelto di ripartire da Scafati. Una decisione presa per tornare a giocare nella massima serie, competendo in un campionato che Gentile sente ancora appartenergli. In queste prime uscite per lui 26′ di media in campo, facendo registrare 6.7 punti e 4.0 rimbalzi di media.

Non considero Scafati un approdo nella mia comfort zone perché non cerco un rifugio come i panda. Sono felice di ripartire qui perché c’è una società seria, ambiziosa ed un ambiente entusiasta.

Come accennato prima, la carriera di Alessandro Gentile lo ha posto davanti a mille ostacoli e difficoltà, che in alcuni casi gli hanno impedito di arrivare ai massimi livelli o di riuscire a rimanerci con costanza. Tuttavia, l’ex Udine dichiara di non essere in cerca di riscatto, e di non dover dimostrare nulla nessuno. Parole che fanno capire che non c’è pentimento per tutto quello che è successo in questi anni, ma una serenità ritrovata nel giocare a pallacanestro. Tranquillità dimostrata dalla voglia di vincere, mai venuta a mancare in Gentile, anche a costo di sacrificare il proprio ego.

Non cerco riscatto. Non devo dimostrare nulla agli altri, semmai a me stesso. Vado sempre in campo per vincere, e a Scafati mi adatto a ciò che vuole coach Sacripanti. Panchina? Se Pino vuole che parta da lì, e serve alla squadra, va bene.

Tra le avversità incontrare da Gentile nella sua carriera ce n’è stata una in particolare che  forse è la più difficile da affrontare: la depressione. Il figlio di Nando è stato uno dei primi cestisti in Italia a parlarne apertamente, aiutando a togliere quel velo di perfezione che spesso riveste la figura di uno sportivo. Ora Gentile può dire di avere superato quella condizione, dichiarando quanto parlarne sia importante.

A noi sportivi la gente ci vede come dei superman. Siamo uomini come tutti gli altri, con le nostre debolezze che, proprio per il ruolo che rivestiamo, a volte teniamo nascoste dentro di noi. Le tragedie della vita ci colpiscono come succede alle persone sconosciute. La morte, una malattia, un disagio, sono lì ad un passo, pronti a farsi avanti. Il destino non fa alcuna distinzione tra persone famose e no.

Gentile, nonostante le tante esperienze già vissute, può comunque ancora dirsi un giocatore nel pieno della propria carriera. Arrivato a 30 anni, l’ex Olimpia dichiara di volere continuare ad alzare il livello della propria competitività, non avendo mai paura di sminuirsi in ogni piccolo passo di questo processo. Gli obiettivi per i prossimi anni sono più chiari che mai: vincere e tornare in Eurolega.

Mi considero un vincente? Sempre, e alzo ancora di più il livello della mia competitività. Non mi sono certo sminuito lo scorso anno ad accettare Udine. Nel momento più importante del mercato mi sono infortunato, in Friuli hanno scommesso su di me e non smetterò mai di ringraziali. Scafati ora va benissimo, ma penso anche al futuro. Voglio vincere e tornare a giocare in Eurolega.

Attraverso parole sempre franche e dirette, Gentile non ha paura di dire chiaramente ciò che pensa. Così si esprime allo stesso modo sul tema Nazionale, un argomento che nel corso degli anni gli ha lasciato una ferita ancora non del tutto rimarginata. Tornando sul tema, infatti, Gentile dimostra di essere ben conscio della situazione creatasi negli anni, sia da un lato che dall’altro. Senza mai essere banale.

In un matrimonio serve alchimia. Loro non hanno bisogno di me? Io non sento il bisogno di loro. Nel basket spesso non esiste riconoscenza: non dimentico come sono stato trattato… Alla maglia azzurra ho sempre creduto, però certe storie si costruiscono in due.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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