Tortona, una realtà che ha anche qualche ambizione veramente alta, nel gruppetto appena dietro le corazzate. La firma di Christon è importante, quella di Radosevic allo stesso modo. Quali sono le prospettive, anche alla luce delle conferme di Macura e Daum dopo le bellissime stagioni scorse? Quanto conta, in questi casi, la disponibilità finanziaria e quanto il progetto di possibili upgrade per giocatori che avevano presumibilmente richieste europee più allettanti?
Il club, inutile nasconderlo, è ambizioso: se l’anno scorso si voleva mantenere la categoria, quest’anno l’obiettivo erano i Playoff. Il dottor Gavio ha stanziato un budget superiore del 20/25% rispetto all’anno scorso, che ci ha permesso di concretizzare trattative che non pensavamo di poter chiudere. Alla fine, Semaj Christon si è convinto della bontà della nostra idea nonostante sembrava tutto chiuso: appena si è riaperto lo spiraglio, il presidente è stato tempestivo nel cogliere la palla al balzo. Quest’anno ci sono due cose da evitare: Tortona è comunque una realtà di 30000 abitanti che gioca a 50 km da casa, deve evitare l’effetto rebound. Biella, Avellino hanno creato dinamiche problematiche, sfociate in stagioni successive molto complicate: il secondo anno è molto più difficile del primo! Non bisogna fare tragedie quando si perde, trovando un benchmark adeguato e tenendo la barra sempre dritta. Abbiamo la fortuna di avere coach Ramondino, che ha le idee molto chiare e col quale è coerente confrontarsi su quello che è utile alla sua idea di pallacanestro. La squadra è forse più frizzante dell’anno scorso: Christon e Harper danno un’idea più spumeggiante rispetto a Wright, Sanders e Cannon, meno appariscenti ma concreti e solidi. Jamarr era un leader della nostra squadra, ha fatto un girone di ritorno straordinario. Bisogna ritararsi su nuovi equilibri: riportare Candi a fare la combo guard, riattivare in termini di minutaggio per una partita a settimana un giocatore che risponde all’identikit del backup a Cain come Radosevic, che da 10 anni gioca l’Eurolega senza allenarsi in settimana. Non sono cose così immediate: non bisogna portare ansia da prestazione quando troveremo inevitabili passaggi a vuoto. Il livello di LBA si è alzato: Venezia è profondissima, Brescia ha migliorato la squadra, Sassari ha inserito giocatori di altissimo profilo. In LBA ci sono 8-9 squadre di alto livello.
Off topic: un aneddoto o un’esperienza che rappresenta Federico Buffa. Tu che lo conosci molto bene…
È impossibile: ogni volta che passiamo del tempo insieme salta fuori qualcosa! Tirar fuori una situazione che in questo momento mi viene in mente nitidamente e continuamente non si può: ora si è molto legato alle Marche, si è impegnato in un progetto legato ai piccoli teatri, è stato ospite all’Overtime Festival di Macerata. Quello che continua a sorprendermi è il suo neverending teatrale alla Bob Dylan: 4-5 spettacoli continuamente riproposti, da Muhammad Alì a Maradona ai pugni neri di Mexico City. Le sue repliche sono sempre fedeli all’originale: ha una capacità mnemonica e aneddotica senza precedenti, mi sbalordisce a ripetizione. Con lui si guarda tanto indietro senza effetto nostalgia: ha un ricordo di momenti passati insieme di cui io non ho la più pallida idea, mentre lui ha conservato nella mente in maniera assoluta. Potrebbe tornare a commentare le partite NBA a 10 dall’ultima volta: se lo mettessero davanti al microfono senza preparazione di quelli che sono in campo, sarebbe in grado di attaccarsi al periodare di Flavio Tranquillo e gestirla nella maniera più naturale. Le Finals su Tele+, quelle della rullata impietosa sui Nets, Buffa arrivava in studio un quarto d’ora prima: chiedevo a Tranquillo e Flavio mi rispondeva “Non preoccuparti, arriverà”. Arrivava 10 minuti prima della palla a due! Nel prepartita facevano telefonate transoceaniche, trovando manager di Spurs o Pistons qualche minuto prima della partita: immaginatevi quanta autorevolezza e consapevolezza. Erano in grado di dire se Kidd, Mutombo o Richard Jefferson fossero in partita o meno: era un’esperienza, un clinic senza precedenti!
Quintetto del cuore di Gianmaria Vacirca, senza ruoli?
Troppo difficile: banalmente ti direi “I prossimi”! di ogni squadra rimangono ricordi fantastici: ho avuto giocatori coi quali ho costruito rapporti incredibili. Ho avuto la fortuna di trovare ottimi ragazzi, una cosa che ha sempre fatto la differenza e mi ha fatto sentire molto fortunato. Senza fare il falso modesto, mi hanno dato molto più i giocatori di quanto io ho dato a loro: io ho avuto colpi di fortuna nel prenderli. Poi la questione era fare meno danni possibili: non bisogna mai invadere il campo perché, come dice Sacchetti, “il basket è di chi lo gioca”. Vietato sentirsi superiore ai tecnici: dirti chi sceglierei tra Pozzecco o Drake, tra Mathiang, Howell e Brunner è impossibile. Sono talmente tanti che quelli più sottovalutati sono quelli che ti hanno lasciato qualcosa in più, sono tutti nella mia Hall of Fame. I prossimi saranno i migliori!
