Gianni Petrucci non si nasconde, ma sceglie con cura cosa dire e cosa tenere per sé. Il presidente federale ha rilasciato un’ampia intervista a La Gazzetta dello Sport toccando i temi più caldi del basket italiano: l’arrivo della NBA in Europa, le riforme delle leghe, il futuro del professionismo e le prospettive della Nazionale.
Sul fronte delle riforme, Petrucci è netto nel metodo: nessuna decisione calata dall’alto, tutto passa dal confronto con i club:
«Qualsiasi riforma sarà fatta in accordo con le società, sono loro che mettono i soldi.»
Quanto alle sue idee specifiche, preferisce non esporle pubblicamente per non creare tensioni:
«Se io dicessi le mie idee, se poi qualunque società si ritenesse lesa apriti cielo. Mi si deve riconoscere il saper vivere, per cui ho le mie idee ma non le dico adesso. Ma ricordo che il basket è da sempre apripista di novità: la creazione di A1 e A2, gli sponsor insieme al ciclismo, i playoff con tutte le critiche che sono arrivate dal mondo del calcio. Che poi li ha inseriti in tutte le categorie tranne la Serie A.»
NBA Europe: opportunità, non minaccia
Sul tema dell’espansione della Nba nel Vecchio Continente, Petrucci respinge ogni lettura difensiva. Il cambiamento è in atto e chi prova a fermarlo perde tempo:
«È innegabile, basta guardarsi intorno, che lo sport italiano ed europeo sta cambiando. L’arrivo della Nba racconta l’interesse che c’è a investire in Europa: solo chi è contro ai cambiamenti può pensare che Petrucci o Gherardini abbiano la forza di bloccare qualcosa.»
I posti disponibili per il progetto sono due, e con Roma che torna ad avere due club e Milano già presente, qualcuno inevitabilmente resterà fuori. Petrucci però rassicura: i nuovi investitori rimarrebbero nel basket italiano anche in assenza della NBA, convinti di avere comunque una chance concreta. Su tutto ciò che riguarda le dinamiche internazionali, il presidente si affida al giudizio di Gherardini, che definisce la persona con la conoscenza più profonda del basket mondiale.
Stesso approccio pragmatico sul tema dei giovani che scelgono le università americane. Petrucci non considera il college Usa una minaccia al sistema italiano:
«Macché minaccia… Non può esserlo avere un figlio che viene richiesto da un’università dove si gioca a basket e si studia. Il basket è nato nelle università. Noi abbiamo più di 40 ragazzi al college, so benissimo che le società sono penalizzate, ma tutta Europa è penalizzata: nessuno ha la forza di bloccare la libera volontà di un ragazzo di andare ad acculturarsi. Poi tornano più forti.»
Piazze, fallimenti e il ritorno di Roma
Sul fronte della sostenibilità dei club, Petrucci mette in prospettiva il confronto con il calcio:
“rispetto all’epoca in cui la Federcalcio gestiva oltre cento società professionistiche, oggi se ne contano trenta o quaranta in meno. Nessuna norma, per quanto rigida, può azzerare il rischio di fallimenti futuri. per quanto riguarda brescia la Federazione ha lavorato perché la società non sparisse, e oggi rappresenta una realtà solida”.
Il grande segnale di vitalità, per Petrucci, è il ritorno di Roma con due club. Una novità che non soddisfa solo lui, ma l’intero movimento. Sul fronte degli impianti cita il lavoro di Sport e Salute, con il Centrale da 13.500 posti destinato a diventare un punto di riferimento, e segnala sviluppi importanti anche a Napoli, oltre ai nuovi palazzetti di Cantù, Venezia e Bologna.
Sul passaggio dell’A2 al professionismo, la posizione è chiara:
“non spetta alla Federazione imporlo, ma agli imprenditori e alle leghe valutarne la fattibilità”.
Nazionale maschile e femminile: un momento positivo
La Nazionale maschile si avvicina alle prossime finestre di qualificazione al Mondiale 2027 con fiducia. Dopo il primo anno con Banchi, l’Italia ha nelle proprie mani la qualificazione, e per le prossime partite — in Bosnia e poi a Pesaro — ritrova i migliori, da Fontecchio a Melli. Petrucci sottolinea l’entusiasmo attorno alla gara di Pesaro, con la biglietteria già in fermento a venti o venticinque giorni dall’evento.
Sul fronte femminile, la Nazionale si è radunata martedì dopo essere tornata al Mondiale per la prima volta in 32 anni. Per la prima volta nella presidenza Petrucci, le due selezioni si ritroveranno insieme per tre giorni a Trento: un momento di scambio che il presidente definisce un bel segnale culturale. Il Mondiale si preannuncia durissimo, con avversarie del calibro di Usa e Cina già nella fase iniziale. Ma la qualificazione ottenuta battendo la Francia di quindici punti ha già dimostrato che la squadra sa affrontare le sfide difficili.
