Con la firma di Jonathan Kuminga di un biennale (con team option per il secondo anno) da 48.5 milioni di dollari, si è chiusa una delle varie situazioni in sospeso dell’estate NBA. Un contratto che ovviamente permette ai Warriors di concentrarsi sul lavoro relativo al parquet, ma che rimanda solo di qualche mese il destino dell’ala nativa del Congo.
Perché quel contratto puzza di scambio lontano un miglio. Ci si era provato già durante l’estate a scambiarlo, e le voci più insistenti riguardavano una sign and trade che avrebbe coinvolto i Kings e Malik Monk, oppure una possibile offerta dei Phoenix Suns, ma poi non se ne era fatto più nulla. Kuminga aveva declinato varie offerte, tra le quali la qualifyng offer da 7.9 milioni che includeva una clausola “no trade” che lo avrebbe reso unrestricted free agent l’estate ventura, ma poi, alla fine, ci si è accordati come detto. Ma a questo punto, sistemato al momento il roster, cosa si può dire di questi nuovi Warriors 2025/26?
ESPERIENZA E TALENTO, IL VECCHIO CORE FUNZIONA
Come già accennato la off season nella baia è trascorsa nel tentativo di dare al trio Curry- Butler-Green un quarto elemento di valore per dare un nuovo boost alle aspirazioni della pattuglia di Steve Kerr, elemento che per vari motivi non può essere identificato in Kuminga, che oltre a delle discrete doti realizzative ha fatto vedere poco d’altro finora.
La scorsa stagione si è chiusa sull’infortunio di Steph Curry durante il secondo turno play-off contro Minnesota, e questa è la solida base su cui ripartire. Si parla sempre di una franchigia che proverà a regalarsi l’ultimo tentativo di arrivare al grande ballo delle Finals, e a questo proposito le firme del veteranissimo Al Horford e di De’Anthony Melton danno l’idea di come il front office sia andato in una direzione ben precisa, al netto di probabili movimenti alla deadiline di Febbraio. Di Horford parleremo tra poco, Melton deve essere in grado, come già successo in passato, di dare una spinta offensiva al quintetto come ausilio anche allo stesso Curry.
LA CHIAVE: DOSARE I MINUTI IN OTTICA PLAY-OFF
L’altro ritorno in baia relativo a Gary Payton II aggiunge invece profondità ed esperienza al reparto guardie. Ovvio che ci siano dei punti interrogativi legati all’età dei suoi giocatori chiave. Curry ha 38 anni e il suo rendimento a livello elitario và verificato, così come l’energia e la difesa di un Draymond Green trentaseienne e la freschezza del suo coetaneo Jimmy Butler.
Una stagione che li vede partire insieme dal training camp dopo lo spicchio di annata passata giocato assieme è sicuramente un fattore positivo in materia di alchimia ed intesa, e al netto dell’aggiunta di un lungo di 39 anni come Horford e di un giocatore che non è stato estraneo ad infortuni in passato come Melton (che rientra adesso da un intervento per la rottura del crociato anteriore e salterà verosimilmente le primissime partite di stagione regolare), la chiave per questo gruppo sarà certamente quella di dosare minutaggio ed energie in maniera corretta in regular season per arrivare in condizioni ottimali alla cavalcata della post season.
Da questo punto di vista l’aver trattenuto un ragazzo di 22 anni come Kuminga è sicuramente positivo, così come positive sono le parole dei veterani circa la sua telenovela contrattuale estiva, liquidata come ordinaria amministrazione nella vita di un atleta che deve avere poi la giusta maturità per separare la sua vita in campo dalle questioni private e contrattuali. Questo gruppo ha chiuso la scorsa stagione regolare viaggiando davvero bene, ha superato il play in e alla fine era 1-0 avanti nella serie di semifinale prima dell’uscita di scena di Curry, quindi non esiste un vero limite alle sue ambizioni.
VERSATILITA’ DI HORFORD COME ARMA
Steve Kerr ha parlato dei vari assetti possibili dei suoi quintetti, si è soffermato sulla versatilità del veteranissimo Horford e di come può permettere varie configurazioni al suo reperto lunghi giocando sia da 5 vicino a Green, sia andando ad aprire il campo in un quintetto con cinque giocatori “out”, infine potendo giocare dei minuti al fianco di un lungo interno come Trayce Jackson-Davis giostrando da “4”.
E’ una figura vincente, veterana, umile. Un’aggiunta preziosa fin da subito. Sarà anche l’anno della “reunion” dei fratelli Curry, con Seth che farà parte del roster e rimpolperà il reparto guardie. Tiratore esperto ed efficace, è sempre vissuto all’ombra del fratello All Star, tra il serio e il faceto ha dichiarato di aver sempre evitato di finire a giocare nella stessa squadra di Steph per seguire una sua personale ed autonoma strada, ma è anche venuto fuori che da bambini i due sognavano di giocare insieme un giorno e il fatto di aver realizzato questo desiderio aggiunge una punta di romanticismo alla nuova stagione.
Vedremo quanto impattante sarà il suo contributo, non c’è da aspettarsi miracoli ma siamo in presenza di un veterano che si è meritato il posto nella Lega in questi anni con una buona dose di pericolosità perimetrale.
OCCHIO AL ROOKIE
Nel reparto esterni da valutare il possibile, significativo impatto del rookie Will Richard, selezionato al numero 56 da Memphis e poi tradato nella baia, ha fatto parte di un gruppo vincente in NCAA a Florida, campione 2025, e in questo troverà qualcosa in comune con il suo più esperto compagno di squadra Horford, che con i Gators vinse due campionati consecutivi ormai un ventennio fa. Decente tiratore dall’arco, braccia lunghe per il ruolo, potrebbe dare un pò di energia e punti in uscita dalla panchina oltre a una buona dose di difesa incarnando la figura del classico 3 and D.
OBIETTIVO FINALS?
Al netto di un’età media abbastanza elevata, soprattutto nei giocatori chiave, questi Warriors saranno un cliente durissimo per chiunque ad Ovest, il nucleo chiave dello scorso anno è immutato e le aggiunte sono state mirate e sensate, l’aggiunta di Jimmy Butler ha funzionato e ci sono probabilità concrete di nuovi movimenti prima della fine della RS. La forbice del pronostico è piuttosto ampia, ma se rimangono sani e Kerr riuscirà a dosare le energie dei top players, una finale di conference è ampiamente prevedibile in un “best case scenario”. Poi una volta lì chiunque dovrà fare i conti con un nucleo che in passato ha dominato e non vuole smettere di vincere.
