HomeLega BasketHarrison e Bilan, debutti amari ma impatti diversi

Harrison e Bilan, debutti amari ma impatti diversi

Non proprio il ritorno dei sogni per Miro Bilan e D’Angelo Harrison, accolti come eroi da Sassari e Brindisi per dare una sterzata alle rispettive stagioni. Per entrambi si tratta in ogni caso di un downgrade in termini puramente sportivi (ed economici), avendo dovuto abbandonare una stagione più che interessante in maglia Prometey (specialmente in BCL, prima della forzata esclusione dalla competizione). Pur con pochi allenamenti alle spalle, Harrison e Bilan sono scesi in campo indossando nuovamente le canotte che li hanno visti protagonisti nella passata stagione: aldilà del risultato sfavorevole, le due sconfitte hanno mostrato una serie di aspetti su cui fermarsi a riflettere.

Il Bilan-cio solo a fine stagione

La vera domanda che a Sassari si pongono recita: “Può un ritorno come quello di Bilan rovinare un giocattolo che stava cominciando a funzionare?”. Detta così, pare quasi un’assurdità se guardiamo al valore del giocatore, tuttavia è lecita e legittima. Il grande quesito può però trovare risposta solamente a fine stagione, quando si tireranno le somme. La soglia che delimiterà il bene dal male sarà senza dubbio il raggiungimento dei playoff, obiettivo momentaneamente centrato visto il sesto posto attuale.

La notizia del suo arrivo ha diviso le acque come non mai: il comprensibile entusiasmo della tifoseria ha presto lasciato spazio all’interrogativo in merito all’agnello sacrificale sul tavolo degli stranieri. Il primo nome cerchiato in rosso è quello di Christian Mekowulu, per il ruolo e il rendimento ondivago offerto dal centro nigeriano. Nonostante le montagne russe in cui è sprofondato, l’ex-Treviso ha dimostrato di poter creare una buona connessione con Gerald Robinson, trovando parecchi palloni giocabili nei pressi del ferro. Sembrano invece più al sicuro Logan, Kruslin e Burnell, “protetti” dalla poca concorrenza nei rispettivi ruoli; intoccabili per ovvi motivi Bendzius e Robinson, ossia l’asse portante della Dinamo nelle ultime uscite.

La sconfitta contro Tortona ha inoltre fornito degli spunti tecnici e tattici che non sono passati inosservati, anche se sarebbe contestualmente sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Partiamo dalla scelta di inserire immediatamente Bilan nei 12, da molti vista come strumento di marketing per vendere qualche biglietto in più. L’idea non è stata controproducente di per sè, considerando la presenza del muscolare Cain sul versante piemontese, ma era onestamente difficile aspettarsi il Bilan deluxe della scorsa stagione (la migliore in carriera) sia sotto il profilo fisico che mentale.

L’inserimento di Diop in quintetto base ha ulteriormente accresciuto le perplessità degli scettici, prima dell’applauso unanime di tutto il “Pala Serradimigni” al suo secondo debutto con i Giganti. Stoppatona su JP Macura, il primo highlight di Miro Bilan versione 2.0, poi però la gara ha raccontato altro. Con il nativo di Sebenico sul parquet Sassari è apparsa parecchio ingessata, quasi come se il post-basso di pozzecchiana memoria fosse diventata la soluzione regina (e dunque prevedibile). Lo stesso coach Bucchi non ha avuto poi tentennamenti a relegarlo in panchina per quasi tutta la ripresa, mettendo in mostra una zona 1-3-1 che con Diop ha regalato qualche solidità in più. Tanti tifosi sardi sperano che il “fattore B” possa tornare alla sua massima espressione, con Bendzius dinamitardo dal perimetro e un Burnell un po’ meno evanescente. L’aria di casa (4 gare interne nelle prossime 6) saprà rispolverare il califfo della tecnica sotto canestro?