Al media day di Portland, lunedì 28 settembre, Ja Morant ha parlato per la prima volta da Trail Blazer con una chiarezza che nelle ultime stagioni era sembrata mancargli. Il messaggio era semplice: questo trasferimento non è solo un cambio di maglia, è una ripartenza vera.
Morant ha ammesso che il peso degli anni difficili a Memphis non si era mai davvero dissolto, nemmeno quando era ancora in campo con i Grizzlies:
«Tutto quello che è successo negli anni mi è rimasto impresso. Ma sì, ora posso ricominciare da capo.»
Con l’avvicinarsi dell’inizio della stagione 2026-27, la guardia ha detto di sentire il trasferimento sempre più concreto. E di sentirsi, semplicemente, meglio:
«Mi sento molto meglio. E, onestamente, sono pronto a giocare a basket.»
Il rapporto con i nuovi compagni e la convivenza con Lillard
Morant ha raccontato di essere arrivato a Portland con l’intenzione di osservare e capire il gruppo prima di imporsi. I compagni, però, lo hanno spinto subito a mostrarsi per quello che è:
«Sono arrivato cercando di integrarmi e di capire gli altri, ma non è andata così»
Il tema più atteso era ovviamente la coesistenza con Damian Lillard. Due giocatori che hanno bisogno di giocare con la palla in mano, una combinazione che in molti hanno già etichettato come problematica. Morant non ci sta. La sua lettura è diversa: le caratteristiche dei due si completano, non si sovrappongono. Il tiro da fuori e la capacità di creare di Lillard liberano spazio per le sue penetrazioni, e viceversa:
«Se vengo raddoppiato, sono abbastanza sicuro che uno degli altri ragazzi possa segnare in quella situazione.»
Ha anche risposto a chi sostiene che Portland abbia troppi giocatori che richiedono la palla: secondo Morant, l’altruismo del gruppo è la risposta migliore a quella critica, e molte squadre vorrebbero avere lo stesso “problema”.
Numeri in calo, priorità chiare
I dati dell’ultima stagione raccontano una storia complicata: 19,5 punti e 8,1 assist di media, ma in sole 20 partite. Nelle tre annate precedenti aveva disputato rispettivamente 44, 35 e 20 gare. La continuità è mancata, e Morant lo sa.
A Portland troverà un contesto diverso, con giocatori come Deni Avdija, Shaedon Sharpe e Donovan Clingan accanto a lui, oltre che Lillard. Il 27enne ha chiarito che il suo obiettivo non è il ruolo o il minutaggio, ma vincere. Qualunque sia il contributo richiesto.
«Ogni stagione è importante per me», ha concluso. «Si tratta di dimostrare il mio valore.»





