Conclusioni
Nella sfida col Bayern Monaco, la prima contro una squadra di livello Eurolega, Gilyard ha avuto il primo down mentale dell’esperienza a Chemnitz, a cavallo tra 3Q e 4Q, staccando in entrambe le metà campo. Quella è stata però l’unica occasione in cui Jacob allargava le braccia, si sfregava le mani sul volto e ripensava all’errore del possesso precedente: il rimuginare sempre meno sugli errori propri, dei compagni e degli arbitri ha condizionato sempre meno secondi delle gare di Chemnitz.
Se, da un punto di vista psicologico, Cantù ha la garanzia di aver aggiunto un profilo solido in cabina di regia, molto del rendimento di Gilyard dipenderà dalla struttura di gioco complessiva del gruppo biancoblu: coach Brienza ha già lavorato in LBA con una guardia paragonabile a Jacob, ma Charlie Moore a Pistoia era comunque 180 cm (5 in più del classe ’98) per 82 kg (+7) e 187 cm di wingspan (+9 cm di apertura alare). Brienza ha sempre lavorato bene sulla transizione difensiva delle proprie squadre: i mismatch immediati non dovrebbero presentarsi copiosamente.
Grande interesse, invece, per il fit in attacco: Chemnitz ha giocato una sola uscita dai blocchi per un tiro immediato per un compagno di Jacob Gilyard in 18 gare. Quanti pin down, stagger o Iverson series prevederà invece il playbook di Brienza, considerando le qualità da scorer e tiratore di Bortolani?
