Una delle operazioni più pesanti (e meno immediate) della trade deadline NBA riguarda Jaren Jackson Jr., che lascia i Memphis Grizzlies per approdare agli Utah Jazz in una maxi trade a otto giocatori che segna ufficialmente due direzioni opposte: teardown totale da una parte, fine della pazienza dall’altra.
Memphis Grizzlies
Questa è la seconda tappa del teardown di Memphis, iniziato la scorsa estate con la cessione di Desmond Bane. Il messaggio è chiaro: quel core aveva un tetto competitivo e non sarebbe mai arrivato davvero in fondo ai playoff. Il punto centrale è la valutazione di Jackson.
Ex Defensive Player of the Year, resta un ottimo rim protector (54% concessi al ferro), ma non è più un difensore élite assoluto come nel 2022-23 (47%). Allo stesso tempo, il carico offensivo aumentato negli ultimi anni ha ridotto l’impatto difensivo complessivo.
Nel 2025-26:
usage in calo
efficienza offensiva giù
36% da tre, solo nella media
Con un’estensione che salirà sopra i 51 milioni annui, questo profilo è più “buono” che “grande”. Questo era il momento ideale per monetizzare.
Cap pulito, pick ovunque
Memphis:
crea una trade exception record da 29 milioni
accumula 12 prime scelte future, terzo totale NBA
ottiene pick da più squadre diverse, aumentando le chance di colpi di fortuna in lottery
Tra tutte, spicca la 2031 non protetta dei Phoenix Suns, considerata una delle più preziose in circolazione viste le prospettive contrattuali di Phoenix.
Il vero asset: la pazienza
Anche se Ja Morant resta un enorme punto interrogativo (salute + valore di mercato), Memphis ora ha tempo. E ha dimostrato di saper pescare talento anche fuori dalla lottery: da Zach Edey a Cedric Coward, fino alle seconde scelte recenti. Il risultato finale delle trade Bane + Jackson è uno dei beni più rari in NBA: flessibilità totale senza fretta.
VOTO: 9
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