La storia di Jimmy Butler con i Miami Heat sembra ormai vicina alla fine. Butler, che ha riportato la franchigia della Florida alle NBA Finals nel 2020 e nel 2023, è stato sospeso dalla franchigia il giorno seguente aver dichiarato di voler lasciare Miami.
La situazione ormai sembra chiara: Jimmy Butler non vuole restate a Miami e gli Heat non possono permettersi di tenere un simile contratto a libro paga senza che il giocatore metta più piede in campo, almeno fino alla trade deadline. Ecco che, allora, uno scambio pare la logica conclusione che possa soddisfare entrambe le parti.
Caso Jimmy Butler, davvero Pat Riley ha cambiato idea?
La tattica di Jimmy Butler per forzare la mano con Miami e far cambiare idea al front office sono sembrate vincenti, almeno nel breve periodo. Di fatti, Miami non ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla sospensione della stella texana, ma quel che il giocatore voleva è lasciare la Florida e le sue dichiarazioni post KO contro Indiana sembrano parte di una strategia per forzare la mano. Così come il suo rendimento sotto le attese nelle ultime due uscite rientra nelle “mosse” per spingere la dirigenza di Miami a scambiarlo.
A breve termine, il comportamento di Butler gli costerà 2.35 milioni di dollari di stipendio ma, alla fine, potrebbe recuperare parte (se non tutta) la somma attraverso il ricorso al sindacato giocatori. Già, perché la multa comminata a Butler è pari a 336.543 dollari a partita, ossia 1/45 del suo stipendio da 48.8 milioni di dollari.
Dove potrebbe andare Jimmy Butler?
Trovare una collocazione, visto l’enorme stipendio di Butler, non sarà certo semplice. Quasi un terzo delle franchigie non possono permettersi il suo stipendio e, tra queste, troviamo Dallas Mavericks, Golden State Warriors e Phoenix Suns, le mete preferite dal giocatore.
Basti pensare che, se una delle tre volesse provare a ingaggiarlo, dovrebbe scambiare un quarto del proprio roster per far spazio salariale ai 48.8 milioni di Butler.
Siamo sicuri che, alla fine, Butler verrà scambiato?
No, basti pensare alla vicenda Paul George della scorsa stagione. Il paradigma del mercato NBA è che se una squadra ha un giocatore scontento, vuole ottenere qualcosa per scambiarlo. O almeno così era in passato.
Adesso, invece, le squadre cercano sempre di crearsi spazio salariale per acquisire altri giocatori talentuosi in futuro. D’altronde, se pensiamo al contratto di Butler, è quasi scontato che nello scambio in Florida debba arrivare un giocatore con un contratto pesante per mantenere l’architettura finanziaria dello scambio.
Bene, Miami non vuole portarsi in casa un altro contratto pesante, che limiterebbe molto il mercato del front office. D’altronde è risaputo che Miami è una delle destinazioni preferite dai giocatori NBA.
Questo è uno dei tanti motivi per cui gli Heat, secondo le fonti, sono riluttanti a riprendere un contratto pesante a termine in uno scambio con Butler. Se a ciò si aggiungono le restrizioni agli scambi che hanno reso difficile lo spostamento di stipendi importanti in tutta la lega, allora le probabilità di uno scambio sono sempre più ridotte.
