Kawhi Leonard e il muro di segretezza
Per chi segue la NBA con continuità, questa non è certo una novità: Kawhi Leonard è un giocatore estremamente riservato.
A differenza di tanti altri colleghi, infatti, Leonard è tutt’altro che un chiacchierone, non ama le interviste, parla pochissimo anche in campo e, in generale, è un giocatore difficile da coprire anche per la stampa, visto che le persone che gli stanno intorno tendono a proteggerlo in modo quasi maniacale.
I suoi silenzi e i suoi modi “strani” nei pochi approcci con i media sono diventati dei veri e propri memes nel corso degli anni.
Quando la sua stella è iniziata a brillare ai San Antonio Spurs, sono stati in molti a pensare che quello fosse un matrimonio perfetto.
Gli Spurs, infatti, sono notoriamente una franchigia che protegge molto quello che succede al proprio interno.
Gli appassionati di basket italiani ricorderanno certamente che Flavio Tranquillo e Federico Buffa spesso accostavano gli Spurs alla Cina o alla Nord Corea per la loro tendenza a non fare uscire letteralmente nulla di quello che succedeva all’interno della franchigia, anche quando c’era qualche piccolo scandalo.
Ma anche una franchigia così forte come gli Spurs ha avuto non pochi problemi a gestire Leonard, specialmente verso la fine della sua esperienza a San Antonio. Mentre sul campo Kawhi diventava sempre più la stella degli Spurs, fuori dal campo iniziavano ad aumentare i problemi, specialmente quelli legati alla gestione degli infortuni del giocatore.
Leonard è un giocatore straordinario, questo è fuori di dubbio. La sua capacità di impattare la partita su entrambi i lati del campo ha pochissimi eguali in giro per la lega.
Se c’è un limite che Leonard ha sempre avuto, però, è stato proprio quello degli infortuni e della sua gestione.
Fino ad oggi, infatti, Leonard non ha mai finito una regular season giocando tutte le partite. C’è andato vicino nel suo anno da rookie, che ha visto una regular season da 66 partite a causa del lockout, ma, ad oggi, non ha mai fatto una stagione intera.
Per molti versi, Kawhi Leonard può essere definito l’emblema della superstar NBA nell’era del “load management”. Fu proprio la gestione dei suoi infortuni a segnare la fine del suo rapporto con i San Antonio Spurs.
Nella parte finale della sua esperienza a San Antonio, infatti, Leonard non aveva più nessuna fiducia nello staff medico degli Spurs e veniva gestito da un suo staff privato, che aveva visioni nettamente contrastanti con quelle dei medici degli Spurs.
Nella sua ultima stagione con la maglia degli Spurs, prima della trade che lo portò ai Toronto Raptors, Leonard giocò solamente 9 partite a causa di un problema di tendinopatia al quadricipite destro.
In diversi momenti di quella stagione, lo staff medico degli Spurs riteneva che il giocatore potesse tornare in campo per dare una mano alla squadra nella corsa ai playoffs, Leonard, però, si rifiutò sempre di accettare la versione degli Spurs e continuò a rimanere ai box.
Tony Parker, che era anch’esso alla sua ultima stagione agli Spurs quell’anno, accusò pubblicamente Leonard.
Il giocatore francese dichiarò che qualche anno prima lui era tornato da un problema simile a quello di Leonard in molto meno tempo, affidandosi completamente allo staff medico degli Spurs, e che il giocatore di San Diego, semplicemente, non aveva a cuore gli interessi della squadra.
Lo stesso Gregg Popovich, coach degli Spurs, ogni volta che gli veniva chiesto qualcosa riguardo alle condizioni di Leonard dai media, rispondeva di girare le domande a Leonard stesso e al suo staff, visto che si gestivano fondamentalmente da soli.
La segretezza attorno alle condizioni di Leonard è proseguita anche durante la sua stagione ai Raptors, culminata con il titolo NBA, e poi al suo approdo ai Clippers.
Come evidenziato dal giornalista di ESPN Baxter Holmes, all’interno dell’organizzazione dei Clippers le notizie sulla salute di Kawhi Leonard erano considerate come “segreti sacri”, creando presto una frattura tra le persone che venivano informate della situazione e quelle che venivano tenute fuori dal loop.
Un ex componente dello staff medico dei Clippers ha dichiarato ad ESPN che la situazione attorno a Leonard era tale che “era come se lo staff medico dei Clippers non fosse autorizzato a toccare Leonard in nessuna circostanza”
Il velo di segretezza sulle condizioni fisiche di Leonard è talmente fitto che neanche l’organizzazione di Team USA è riuscita a trafiggerlo.
Nell’estate del 2024, infatti, Team USA aveva scelto Kawhi Leonard come ultimo componente del roster dei 12 giocatori che sarebbero dovuti andare alle Olimpiadi di Parigi. C’erano, però, alcune incertezze sul suo status, visto che un’infiammazione al ginocchio lo aveva tenuto fuori dalla parte cruciale della stagione con i Clippers.
A pochi giorni all’inizio del training camp di Las Vegas, Team USA scoprì che Leonard aveva svolto una procedura al ginocchio due mesi prima, ad inizio maggio, senza mai comunicarlo allo staff di Team USA.
Fin dai primi giorni del training camp, Leonard sembrava decisamente in ritardo di condizione e Team USA decise di non portarlo a Parigi, scegliendo Derrick White come sostituto, nonostante le rassicurazioni che erano arrivate dai Clippers.
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