I no-show jobs e lo zio Dennis
Tutti quelli che seguono Kawhi Leonard avranno ormai una certa familiarità con lo zio del giocatore, Dennis Robertson, conosciuto ai più come “Uncle Dennis”.
Avendo perso il padre in giovane età, Kawhi Leonard ha fondamentalmente eletto lo zio Dennis a sua guida fuori dal campo, facendolo diventare il suo manager a tempo pieno.
Robertson, che ha alle spalle anni di esperienza a livello bancario, è diventato anche il money maker di Leonard, ovvero colui che negozia la maggior parte degli accordi di sponsorizzazione che il nipote stipula.
Tutti i giornalisti sanno che se vogliono sapere qualcosa sulle condizioni fisiche di Leonard o se vogliono avere la speranza di strappare un’intervista con il giocatore, non devono parlare con la squadra, devono parlare con Dennis.
La presenza dello zio di Kawhi è stata spesso criticata in giro per la lega, principalmente perchè lo zio Dennis non sembra sapersi fermare quando si tratta di richieste economiche in favore del nipote.
Già nel 2019, quando Leonard firmò con i Clippers, la NBA dovette avviare un’inchiesta per via delle richieste aggiuntive che lo zio Dennis aveva fatto a diverse franchigie interessate al nipote, arrivando a richiedere quote societarie, utilizzo di jet privati e molto altro.
In quella circostanza, la NBA non riuscì a provare che i Clippers avevano cercato di aggirare il cap con pagamenti o benefici sotto banco, ma riuscì comunque ad evidenziare come la franchigia di Los Angeles avesse violato le norme sul tampering, contattando Leonard ben prima dell’inizio della free agency.
Proprio l’aver dato tutto questo potere in mano allo zio Dennis e non aver mai fatto davvero nulla per limitare la sua influenza rappresenta una responsabilità non da poco per Kawhi Leonard.
Sarà, ovviamente, l’indagine ad accertare tutte le colpe di questa vicenda, ma che Leonard pensasse veramente che non sarebbe mai venuto a galla nulla del suo accordo segreto con Aspiration, specialmente quando la società ha iniziato ad avere grosse difficoltà economiche, è francamente imbarazzante.
Episodi di tampering e piccole circonvenzioni di cap non sono certo delle novità nella NBA. Come evidenziato in un recente articolo di Howard Beck di The Ringer, capita abbastanza di frequente che le franchigie NBA mettano i giocatori in contatto con sponsor della squadra affinché possano strappare un buon accordo economico e guadagnare soldi extra rispetto a quelli del contratto da giocatore.
Ma, in molti casi, si tratta di cifre relativamente piccole e di accordi di sponsorizzazione che prevedono che il giocatore in questione faccia effettivamente qualcosa per guadagnarsi quei soldi. Kawhi Leonard, invece, si è fatto pagare quasi 50 milioni di dollari, tra cash e azioni societarie, per non fare assolutamente nulla.
Sfruttare la propria popolarità per ottenere guadagni ulteriori è legittimo, ma ci sono dei limiti che non dovrebbero essere valicati e questo accordo tra Leonard e Aspiration li supera tutti.
Che i Clippers fossero completamente allo scuro di questo accordo rimane, sinceramente, difficile da credere, specialmente con un personaggio come lo zio Dennis a curare le finanze del nipote.
Comunque vada a finire questa vicenda, il velo di segretezza e le mosse poco trasparenti che Kawhi Leonard ha avallato lasceranno una macchia difficile da rimuovere dal suo curriculum. I Clippers hanno cercato di fare di tutto per accontentarlo, forse andando anche oltre le regole stabilite dalla NBA, ma questo non sarebbe mai successo senza l’avidità e la poca trasparenza delle azioni di Leonard.
