Una serie degna delle NBA Finals, quella tra i New York Knicks e i San Antonio Spurs. Partite tirate, emozionanti e che ci stanno regalando un gran livello di basket. Nessuno si sarebbe aspettato un avvio dei Knicks sul 3-1, in molti infatti davano per favoriti i giovani Spurs di Wembanyama visto il livello della Western Conference. Contro ogni dubbio Brunson e i corazzati Knicks si sono imposti in questa serie, mostrando tutte le loro qualità e il loro carattere. Cosa, però, non sta funzionando per i texani in questa serie? E cosa invece sta funzionando per New York?
GARA 1 E 2: IL FIVE OUT DEI KNICKS
Una delle chiavi di cui si era parlato prima dell’inizio delle Finals, era il modo in cui i Knicks giocassero in attacco. La squadra di Mike Brown, avendo un asset prezioso come Karl-Anthony Towns, sta sfruttando al massimo la figura dello stretch big in modo da tenere fuori dall’area Victor Wembanyama, giocando “Five Out”. Proprio il francese, nelle prime due gare della serie, è stato costretto ad adattare il suo gioco alla difesa dei Knicks, ma il tutto non ha reso al massimo. Wembanyama ha infatti tirato un 6/21 in gara 1, e i Knicks sono stati abili nello sfruttare l’inerzia difensiva in un ottimo gioco offensivo. Chiave in gara 1 e 2 è stato l’apporto di Josh Hart, soprattutto nel primo atto, mettendo a tabellino 15 rimbalzi e 6 assist. Un giocatore che, almeno nelle prime due gare della serie, non ha segnato molto, ma si è piuttosto concentrato sul lavoro sporco. Abbiamo poi visto il lavoro di Karl-Anthony Towns su Wembanyama, sia in difesa che in attacco. L’attuale favorito al titolo di Finals MVP è stato l’anima pulsante del gioco di New York, servendo compagni dal post e aprendo spazi preziosi per far concludere i suoi compagni. In difesa, come abbiamo già scritto in precedenza, ha limitato Wembanyama costringendolo a tiri difficili, mentre la sua mobilità difensiva in gara-2 ha allontanato gli Spurs dal canestro. Brunson ha poi pensato, come suo solito, a mettere in ghiaccio la partita, come solo lui sa fare.
Va anche però analizzato un tema decisivo nelle prime due partite: l’inesperienza dei San Antonio Spurs. Come 27 anni fa i texani si trovano ad essere guidati da un giovane centro generazionale, l’unica differenza con quelli del ’99 è il contorno. Le star dei San Antonio Spurs sono, oltre a Wembanyama, Harper e Castle, con solo De’Aron Fox come veterano. Sicuramente nei prossimi anni vedremo gli Spurs alzare il Larry O’Brien, ma in gara 1 e 2 l’inesperienza dei giovani di coach Mitch Johnson si è fatta vedere. Non solo nel concedere troppo ai Knicks in fase di difesa, ma anche in giocate banali che sarebbero state evitabili. Prendiamo come capo espiatorio il passaggio di Wembanyama che rimbalza sulla schiena di Castle nel finale di gara 2, ma potremmo anche tenere in considerazione molte scelte di tiro sbagliate -che analizzeremo anche parlando di gara 4- del numero 1 e del numero 5. Se dovessimo scegliere un giocatore tra i più giovani, che ha dimostrato la maggior maturità cestistica, potremmo fare il nome di Dylan Harper. Solo al suo primo anno il numero 2 dei texani, ha condotto con tranquillità varie fasi dell’attacco. Se negli ultimi 4 minuti di gara-1 lo avessimo visto in campo al posto di Fox, con ogni probabilità ora staremmo analizzando una serie ben diversa.
GARA 3: LA RINASCITA DI SAN ANTONIO E GLI ERRORI DEI KNICKS
Dopo aver perso 2 gare in casa, gli Spurs non potevano permettersi di perdere anche la terza gara consecutiva. Proprio per questo, alla prima partita delle Finals al Madison Square Garden dopo 27 anni, gli Spurs si sono presentati con un volto ben diverso. Prendiamo alcuni dati in considerazione: finalmente Wembanyama e Castle sfornano una partita degna del loro livello, il francese con 32 punti con 11/18 al tiro, mentre il numero 5 ne mette 23 con la tripla che mette in ghiaccio la partita. Oltre all’ottima prestazione degli Spurs, con ben 6 giocatori in doppia cifra, va anche segnalata la brutta serata dei Knicks. Probabilmente l’effetto Garden? Probabilmente l’attenzione spostata sulla presenza di Trump alla partita? Fatto sta che New York, nei primi quarti della gara, parte male, subendo la difesa asfissiante di San Antonio con 6 palle perse nel primo tempo. Stessa storia nell’ultimo quarto, dove la stanchezza si è fatta sentire, con 4 turnover nei momenti cruciali. Non la serata migliore anche per Mikal Bridges, che se in gara 2 aveva sbagliato solo 2 canestri, in gara 3 segna 2 punti. L’inerzia della gara, dopo i primi quarti, era tutta verso San Antonio, che ha poi prevalso nell’ultimo quarto grazie a Wembanyama, Castle, e Fox. Mitch Johnson ha anche saputo aggirare il “Five Out” di New York, con Karl-Anthony Towns in visibile difficoltà contro un Wembanyama magistrale.
GARA 4: LA MANO DI OG
Non era mai successo nella storia delle Finals che una squadra rimontasse dal -29, e proprio in gara 4 abbiamo assistito al comeback più grande di sempre. Se pensavamo di aver visto tutto dopo la gara 1 contro Cleveland, ci sbagliavamo di grosso, perché New York, grazie ad un Jalen Brunson monumentale con 36 punti ha mantenuto gli Spurs nel secondo tempo al 20% dal campo. Analizzando i dati, i primi due quarti sono stati un monologo con San Antonio avanti di 27 punti all’intervallo, toccando il +29 all’inizio della ripresa. Fondamentale è stato il contributo della panchina, soprattutto di José Alvarado, decisivo nella rimonta, e non dandosi mai per vinti i Knicks hanno risposto a Wembanyama. Come nelle migliori favole da raccontare, la partita si conclude col tap-in di Og Anunoby a 1.2 secondi dalla fine, ma se prima abbiamo parlato dell’inesperienza dei giovani Spurs, va ora menzionata l’ingenuità di Fox negli ultimi secondi. Il numero 4 di San Antonio, con 12 secondi al termine, ha tentato il sottomano del +3 venendo stoppato da Og Anunoby, che ha poi deciso la gara. Dopo la partita, Fox ha dichiarato che avrebbe voluto forzare una tripla di New York durante il possesso successivo, ma se avesse semplicemente tenuto il pallone sarebbe andato in lunetta. Uno sbaglio che i Knicks gli hanno fatto pagare caro, portandosi sul 3-1.
Gara 5 a San Antonio sarà decisiva per le sorti delle due squadre, New York avrà finalmente la possibilità di conquistare il tanto desiderato titolo dopo 53 anni di attesa, mentre San Antonio dovrà trovare un modo per fare sì che ciò non accada. I primi dati sui biglietti, indicano che il 50% dei paganti sono sostenitori dei Knicks. Sarà un’autentica bolgia al Frost Bank Center.
