Dopo un’estate turbolenta caratterizzata da alcuni problemi societari con il cambio ai vertici e il grande ritardo nella costruzione del roster, che poteva presagire ad un campionato in sordina, ecco invece la sorpresa. La Pallacanestro Trieste sta sorprendendo tutti, ed ha dimostrato grande capacità di reagire sul parquet ai problemi extra-campo. Stilata da quasi tutti i power ranking come la cenerentola del torneo, i giuliani hanno invece dimostrato uno spirito di combattimento ed una forza di applicazione notevoli, lottando fino alla fine in ogni partita, divenendo una vera e propria mina vagante.
L’attuale sesto posto (a pari punti nel gruppone a quota 6) non racconta fino in fondo l’impatto della squadra di coach Francesco Taccetti in questo avvio di LBA. Per comprendere perché la formazione giuliana sia considerata la vera sorpresa della stagione, bisogna analizzare la natura del suo percorso, caratterizzato da un bilancio in perfetto equilibrio (3-3) ma con una differenza punti complessiva di +26, maturata attraverso una netta cesura tra le prime tre giornate e le successive tre.
Un roster corto ma funzionale
Partendo con la costruzione della squadra in netto ritardo rispetto alle altre, il GM Micheal Arcieri ha saputo comunque costruire un roster non lunghissimo, soprattutto per quanto riguarda la panchina, ma molto ben amalgamato, che ha privilegiato spacing perimetrale e bidimensionalità sugli esterni. Il reparto play conta un primary ball handler con un primo passo bruciante come Colbey Ross, con una grande capacità di battere l’uomo dal palleggio e vero metronomo offensivo della squadra, ed un floor general d’esperienza come Michele Ruzzier in uscita dalla panchina.
Nel ruolo di 2 c’è la grande esperienza di Langston Galloway, non sempre continuo per quanto riguarda le percentuali al tiro ma comunque dotato di grande gravity sul perimetro. La sua presenza dilata le difese aprendo molto il pitturato.
Il reparto ali è molto strutturato e composto di grande atletismo e fisicità. Lajae Jones, che può giocare anche da 2, è uno slasher con atletismo ed esplosività superiori alla media. Sfrutta la fisicità per attaccare il ferro e punire i cambi difensivi o i mismatch. Garantisce estrema affidabilità nella propria metà campo potendo difendere su tre ruoli, ed è un fattore d’élite a rimbalzo offensivo.
Sean McDermott, di ritorno a Trieste, è il prototipo del 3-and-D moderno e vero equilibratore tattico. Ha grande bidimensionalità: punisce sistematicamente i close-out attaccando dal palleggio, ed è un tiratore affidabilissimo sugli scarichi. Infine Lodovico Deangeli è il glue guy e specialista difensivo. Garantisce massima intensità, eccellente mobilità laterale per contenere gli esterni avversari e grande apporto sulle palle vaganti.
Infine nel reparto centri c’è Luka Brajkovic, lungo tecnico e versatile, con una grande capacità di lavorare in post basso e con un rilascio palla molto morbido. Inoltre è dotato di ottima visione di gioco dal post alto per operare come facilitatore e innescare i tagli degli esterni. Completa il roster Francesco Candussi, big man di stazza e intelligenza tattica. Fondamentale per l’angolo e la durezza dei blocchi portati per liberare le guardie. Spazia il campo grazie al suo tiro dalla media e lunga distanza ed è un solido posizionatore a rimbalzo difensivo.
Uno 0-3 iniziale molto ingannevole
L’inizio di campionato aveva sollevato dubbi, ma le metriche avanzate e gli scarti ridottissimi indicavano una squadra già competitiva contro avversari di prima fascia. Nelle prime tre uscite, Trieste ha perso con un margine medio di appena 3.3 punti. La prima partita, contro i campioni in carica dell’Olimpia Milano reduce tra l’altro dalla vittoria in Supercoppa, ha onestamente sorpreso tutti. I giuliani hanno ceduto di soli due possessi in una gara a basso “pace” e altissima fisicità, tra l’altro senza la presenza di Luka Brajkovic, che si era unito alla squadra da poco tempo. Ottime le performance di Ross e Galloway, veri e propri trascinatori sul perimetro.
La seconda sfida, persa al PalaRubini in volata contro la Reyer Venezia, è stata forse quella giocata peggio. La qualità degli esterni lagunari si è fatta sentire, così come la presenza in difesa di Kyle Wiltjer e una maggiore profondità della panchina. Trieste aveva ripreso comunque la partita, arrivandosi a giocare il finale punto a punto. Poi il 7-0 di parziale degli ospiti ha chiuso definitivamente il match, complice i meccanismi difensivi triestini che hanno concesso qualcosa di troppo.
Infine la tanto discussa partita a Masnago contro Varese, persa di un solo punto e decisa dai liberi di Della Valle dopo un fallo molto dubbio su di lui da parte di Deangeli. Veramente una beffa per la squadra di Taccetti, che comunque ha saputo nuovamente star dietro ad una delle grandi big di questa LBA. In questa partita si è visto un primo assaggio del grande potenziale di Lajae Jones, il vero colpo da 90 di questa Trieste. Cinquantaquattresima scelta al Draft 2026, prodotto di Florida State, selezionato dai Golden State Warriors che lo hanno mandato a farsi le ossa nel nostro campionato. Occhio, perchè il ragazzo sta mostrando delle qualità notevoli sia al ferro che con la palla in mano. Contro Varese ha chiuso con 19 punti, 11 rimbalzi, 3 recuperi e 4 stoppate, mostrando qualità da rim protector notevoli. La sua bidimensionalità ha lasciato onestamente stupiti tutti. I giuliani hanno perso la partita con un singolo punto di scarto al termine di una battaglia in cui i biancorossi hanno tirato bene da dentro l’area punti (21/38, 55%) ma pagato una tragica serata balistica dall’arco (6/32, 18.7%).
L’Escalation offensiva: tre Gare, tre Identità
Il passaggio dallo 0-3 al 3-3 della Pallacanestro Trieste è coinciso con una metamorfosi offensiva clamorosa. Se nelle prime uscite i giuliani faticavano a chiudere i possessi decisivi, le tre vittorie consecutive della 4a, 5a e 6a giornata hanno mostrato un sistema inarrestabile, capace di viaggiare all’incredibile media di 100 punti a partita, ribaltando le gerarchie del campionato.
La sfida della quarta giornata contro Cantù, chiusa con un perentorio 92-72, ha rappresentato il punto di rottura psicologico e tecnico della stagione giuliana. Trieste ha imposto la propria fisicità difensiva fin dalla palla a due, negando le ricezioni profonde nel pitturato e lavorando con estrema aggressività sulle linee di passaggio. Altra performance mostruosa di Lajae Jones con 21 punti e 13 rimbalzi, ed una buona fluidità offensiva, con Galloway protagonista con 19 punti e 4 triple.
Il confronto con Verona, terminato sul pirotecnico punteggio di 108-99, ha richiesto un registro diametralmente opposto. Di fronte a un avversario propenso ad alzare vertiginosamente il pace e a cercare conclusioni nei primi otto secondi dell’azione, la compagine triestina ha accettato la sfida a viso aperto. Il backcourt guidato da Colbey Ross, che ha chiuso con 27 punti, 5 rimbalzi e 7 assist, ha orchestrato ritmi altissimi, punendo spietatamente gli accoppiamenti imperfetti nelle transizioni difensive scaligere.
Il vero capolavoro si è tuttavia materializzato sul parquet del PalaDozza, con il clamoroso successo per 100-93 contro la Virtus Bologna. Finiti sotto di 14 lunghezze nel secondo quarto e costretti a inseguire sul 46-54 all’intervallo lungo, gli uomini di coach Taccetti hanno riequilibrato l’inerzia puntando sull’efficienza delle letture nei giochi a due. Contro la proverbiale aggressività fisica della difesa bolognese sui pick and roll, gli esterni hanno magistralmente allargato il campo, obbligando i lunghi avversari a difendere gli switch lontano dal ferro. Questo spacing esasperato ha generato praterie nell’area colorata, tradottesi in un fantascientifico 62% da due punti complessivo (23 su 37). Sean McDermott, autore di una prova da 27 di valutazione e 23 punti, ha punito sistematicamente i cambi difensivi attaccando dal palleggio i lunghi virtussini. Parallelamente, il controllo del tonnellaggio a rimbalzo (42 palloni catturati contro i 45 dei padroni di casa, di cui 14 fondamentali carambole offensive) ha garantito quegli extra possessi necessari per chiudere la rimonta. Colbey Ross, pur con percentuali basse al tiro, ha realizzato il canestro decisivo in isolamento che ha chiuso la gara. L’impatto della second unit, esaltata dalle letture di Michele Ruzzier e dai blocchi granitici di Francesco Candussi, ha definitivamente anestetizzato i tentativi di rientro della Virtus, suggellando la vittoria più pesante della stagione.
Speranze ed obbiettivi concreti
Difficile valutare fin dove si possa spingere questa Pallacanestro Trieste. L’obbiettivo realistico di inizio anno era quello di mantenere la categoria, ma, alla luce dell’impatto in questo avvio di stagione, le ambizioni della truppa giuliana potrebbero spingersi anche nella fascia medio-alta del tabellone. Sarà da valutare la tenuta reale di un roster così corto nel corso del tempo, ma se le cose dovessero continuare in questa direzione il mirino a breve termine potrebbe essere persino puntato sulla qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia. Sul lungo periodo, il tonnellaggio offensivo garantito dal talento dagli stranieri e la solidità della second unit italiana candidano i giuliani al ruolo di mina vagante di questa LBA. Se il sistema riuscirà a stabilizzare l’efficienza difensiva e a trovare alternative tattiche nelle serate di cattive percentuali dall’arco, Trieste ha la struttura tecnica e la sfrontatezza per puntare a un piazzamento in Top 10, diventando un’avversaria capace di far saltare il fattore campo e di sovvertire le gerarchie.





