L’Olimpia Milano si prepara a una vera e propria rivoluzione in vista della prossima stagione, ma c’è una certezza incrollabile da cui ripartire: Leandro Bolmaro. L’argentino è stato il vero e proprio leader emotivo e tecnico della squadra che ha conquistato uno storico Triplete italiano (Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa).
In questa intervista esclusiva a Sportweek, il numero 10 biancorosso analizza la stagione straordinaria appena conclusa, il rapporto con i coach Ettore Messina e Peppe Poeta, la sua passione per la difesa e il desiderio mai nascosto di misurarsi nuovamente con il palcoscenico dell’NBA.
Bolmaro e il legame con Lautaro Martinez
Bolmaro è diventato rapidamente il punto di riferimento dei tifosi milanesi, mostrando un’energia contagiosa in ogni singola azione. Un’attitudine che lo unisce idealmente a un altro grande idolo sportivo della città:
“Per noi argentini, i ragazzi del gruppo che ha vinto il Mondiale di calcio nel 2022 sono speciali. Quella è l’Argentina: non arrendersi mai, non essere mai contenti del risultato, non accontentarsi, volere sempre di più”.
Il parallelo con Lautaro Martinez sorge spontaneo, considerando anche il messaggio che l’attaccante dell’Inter gli ha dedicato prima dei playoff: “Tifo nerazzurro, ovviamente. In patria il Talleres, a Cordoba. E il Boca, certo”.
Sul possibile futuro ruolo di capitano dell’Olimpia, Bolmaro ha le idee molto chiare: “Non c’è bisogno della fascia, l’importante è esserlo in campo. È il mio modo di essere, la mia personalità. Cerco sempre di giocare forte: i miei genitori mi hanno insegnato che, se voglio qualcosa, devo lavorare per ottenerla. Devo sempre dare il 100 per cento, al 50 non riesco, magari mi faccio male”.
L’evoluzione tattica con Ettore Messina e Peppe Poeta
La crescita tecnica di Bolmaro a Milano è passata attraverso la guida di due allenatori d’eccezione. Il primo è Ettore Messina, che lo ha fortemente voluto in Lombardia modificando il suo assetto in campo: “È stato lui a portarmi a Milano. Gli sarò sempre grato per questo e perché è stato lui a spostarmi dal ruolo di play, in cui ho sempre giocato, a quello di guardia, che mi piace. Mi ha dato la capacità di giocare in posizioni diverse, mi ha aperto la mente e gli occhi. È un allenatore leggendario, un’icona del club e italiana, come Ginobili per noi in Argentina”.
Negli ultimi mesi della stagione, il lavoro sul campo è stato finalizzato sotto la guida di Peppe Poeta: “È sempre bello: la fiducia che trasmette ai giocatori e al gruppo, le idee. Ha cambiato tanto. A lungo, con tante partite, non c’è stato tempo per farlo. Ma finita l’Eurolega abbiamo potuto allenarci di più perché potesse motoristici quello che voleva fare: negli ultimi due-tre mesi abbiamo giocato davvero bene mettendo in campo le sue idee”.
La devozione per la difesa e il legame con la Generazione d’Oro
Nonostante le spiccate doti offensive, Bolmaro ha costruito la sua carriera partendo dalla metà campo difensiva, una dote riconosciuta sin dai tempi del Barcellona e consacrata quest’anno con il premio di difensore dell’anno:
“È grazie alla difesa che a Barcellona a 17-18 anni ho iniziato a giocare in prima squadra e ho cominciato a conquistare minuti: giocavo perché difendevo e davo la palla a Mirotic! Jasikevicius mi ha messo in testa che ho delle capacità in difesa. All’inizio di questa stagione Emilio Kovacic, assistente allenatore, mi ha detto: puoi essere il difensore dell’anno. Fatto. Il prossimo obiettivo è diventarlo anche in Eurolega: non è facile, ma penso di poterci riuscire”.
Il modello di riferimento assoluto resta l’idolo di sempre, Manu Ginobili, e i grandi campioni del passato: “
Lo adoro. Abbiamo cenato insieme un paio di volte quando ero in NBA. Tutti abbiamo sognato di essere come lui. Guardavamo in TV le sue partite, le finali NBA, e se giochi a basket vedi le cose così, era il sogno da inseguire: era il migliore di tutti, come Messi nel calcio. Conosco molti di quella Generazione d’Oro che è stata oro olimpico ad Atene: Pepe Sanchez è stata la persona che mi ha portato da Cordoba a Bahia Blanca per iniziare a giocare professionista e grazie a lui il nostro agente mi ha fatto arrivare a Barcellona. Mi sento spesso con Fabricio Oberto, siamo della stessa città: ho chiesto consiglio a lui prima di venire a Milano”.
Il futuro professionale: l’obiettivo NBA resta vivo
Nonostante la centralità nel progetto dell’Olimpia Milano, il richiamo del massimo campionato americano rimane un traguardo concreto per la carriera del giocatore: “No, no, no. Voglio tornare in NBA. Se miglioro un po’ di cose credo di poterci stare. Di certo mi sento più pronto di quando ci ho giocato, ma posso ancora migliorare tanto.
Quest’estate ho tempo di lavorare, ne ho la prossima stagione, e se l’opportunità arriva… Vediamo. Altrimenti avrò lavorato per essere uno dei migliori qui in Europa, lavorerò sempre per migliorarmi e quello che il futuro mi riserverà lo prendo. Andare in NBA è un rischio, ma anche un sogno. Sono già stato lì, so come funziona: anche qui a Milano il primo anno è stato duro, il secondo migliore perché conoscevo tutto meglio. E così in NBA stavolta saprei cosa aspettarmi”.
Nel frattempo, Bolmaro si gode la vita quotidiana in Italia insieme alla fidanzata e al fedele cane Jump (chiamato così in onore del suo passato agonistico nel salto in alto): “Quando posso e ho tempo mi piace provare ristoranti. Adoro Porta Romana, Parco Sempione, la zona di Monte Napoleone, Brera. Anche l’Idroscalo. Insieme alla mia ragazza con il nostro cane, Jump, camminiamo tanto in città, nei parchi, nel verde”.
