Nella sera in cui ci eravamo ripromessi, una volta tanto, di guardare soltanto il bello ed evitare ogni polemica, una, ma piccolissima, più che altro un’accorata raccomandazione, non ce la possiamo risparmiare….
Alessandro Pajola, anni 21, in gara3 contro Treviso ha definitivamente mostrato tutto il suo potenziale. Un’esplosione all’idrogeno: 25 punti (6/7 da 3), più 7 assist e 29 di valutazione. Soprattutto un’attitudine difensiva, una costante tenacia nel lavoro, che lasciano margini, e facile previsione, ad ulteriore sviluppo del già enorme potenziale.
Bene. Nella dotta e raffinatissima, se volete anche assai competente, Bologna, sappiamo benissimo che non sono in pochi a storcere il naso all’indirizzo del coach virtussino. A tutti loro vorremmo sommessamente ricordare che Alessandro Pajola è un regalo di Sasha Djordjevic, se non altro almeno quello gli va riconosciuto. Un regalo che non si limita solo alla Virtus, ma si estende a tutto il basket italiano, un talento a cui il coach delle V-Nere ha dato responsabilità e la possibilità di imparare tutto quello che soltanto il campo può insegnare.
Spesso, il problema delle generazioni che si susseguono è quello della “memoria”. Un problema oggettivo, che si potrebbe superare solo e semplicemente con la passione per lo studio della storia, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano, fuori e troppo lontani dal basket.
Ora, noi che abbiamo sicuramente minore la memoria degli anni, in virtù di quelli qualcosa tuttavia ricordiamo. Ad esempio una stagione milanese (2006/07) con Djordjevic alla sua prima esperienza da allenatore, una sala stampa, e un giornalista che gli chiedeva se non fosse addirittura eccessivo lo spazio che lui concedeva in campo al diciottenne Danilo Gallinari, al primo anno in serie A? E la risposta di Sasha:
Anche tu riconosci il talento del ragazzo. Allora, dimmi cosa gli manca? L’esperienza. E quella dove la trova se non in campo. Mica la può andare a comprare al mercato…
La costante di una certa cultura sportiva, perché la stessa frase, il medesimo concetto, lo avevamo sentito espresso anche anni prima da Boscia Tanjevic a proposito di Nando Gentile, diciottenne playmaker titolare a Caserta. In questo Sasha non è cambiato. E di questo va ringraziato.
Intanto Sassari e Venezia continuano a darsele di santa ragione. Sassari che vince gara 4 (86-73) e trascina la Reyer all’ultima soglia della “bella”, domani sera al Taliercio. Concedendo, almeno teoricamente, un ulteriore piccolo favore a Milano in termini di riposo e accumulo energetico in vista della semifinale che inizierà sabato al Forum di Assago.
Quella di Sassari è stata la partita dell’eccezione che conferma la regola: tanto avvincenti le partite fin qui disputate, quanto avvilente questa gara 4. Da un punto di vista squisitamente tecnico, non certo da quello della battaglia…
Una partita indecifrabile, durante la quale si è visto tutto e il contrario di tutto. Con la Reyer che non si è presentata all’avvio, titubante, incerta su ogni pallone, fino al parziale di 23-6 ad inizio secondo quarto (6 punti in 11 minuti!). Dopo i primi 10 minuti la valutazione della squadra di De Raffaele era pari a “0” (zero!!!). Salvo, successivamente, essere la Dinamo a scomparire subendo a sua volta un parziale di 0-16 che spingeva Venezia fino a +12 (41-53), quando era la Reyer nuovamente a ritirarsi, come l’onda del mare sulla battigia, assorbita dalla sabbia. Permettendo ai “trombettieri” sardi di suonargliele, grazie a Bendzius (25 punti con 5/9 da 3 e 27 di valutazione), Spissu (20 con 5 assist e 26 di valutazione) e Katic (13 con 3/3 da 3), mentre per Venezia il migliore era Chappell (11 punti, 9 rimbalzi e 5 assist), oltre a lui solo quel poco che non è bastato da Jerrells (14) e Watt (13), meno di niente da tutti gli altri. Compresa, inaspettatamente, la serata buia di Stefano Tonut (8 punti, 2/5 da 2, 1/3 da 3 e 5 falli per valutazione 3), forse dovuta anche al trattamento speciale che Pozzecco gli aveva riservato. Sassari al 52% da 3 punti (13/25) e Venezia al 35% (11/31). Tutto qui? No. Metteteci pure il 12/24 di Venezia ai tiri liberi (Vidmar 1/6)…
A questo punto, aspettiamo… Dicono che dalle semifinali ritornerà anche il pubblico, seppur in percentuale limitata al 15% della capienza dell’impianto. Qualcuno ha già barato, qualcuno barerà… Siamo così. Basta non farlo notare, altrimenti si offendono. Pure…
Ora, non sappiamo bene da che parte girarci, poiché lo sguardo inevitabilmente sfugge oltre i playoff…




