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Marco De Benedetto: “La trattativa più incredibile fu in una nottata…”

Com’è il calendario di una squadra, senza distinzione tra EuroCup e EL, che prevede un impegno infrasettimanale? Quanto tempo ha o vuole trovare una squadra per la comunicazione? Perché è così difficile avere la disponibilità dei giocatori? Se vogliamo alzare la qualità bisogna confrontarsi, avere la storia del giocatore che ha voglia di raccontare aneddoti e retroscena, parlare di aspetti tecnici… Quanto è effettivamente “tight schedule”?

Sicuramente i club devono fare mea culpa: non bisogna mai dire, per semplicità, dire “Siamo pieni, ci sentiamo un’altra volta”. Siccome la schedule piena comporta di per sé una gestione dello stress psicofisico importante, non sempre nei momenti caldi la performance con il media verrebbe bene come si crede. Ogni tanto la sensibilità del club di dire “Non è il momento giusto” è più alta del media che fa la richiesta, però il club deve essere più propositivo, se il momento è quello sbagliato, nel trovare spazi alternativi, serbatoi che rappresentino una buona fonte per le testate. Può essere che in un giorno particolare nel quale si può dare il via libera deve venire dai nostri uffici comunicazione informare che potrebbe essere l’ideale per le intervista, che siano d’attualità o meno.

La trattativa più incredibile, particolare a cui hai preso parte, che si è conclusa con una firma insperata? Quale quella chiusa positivamente solo grazie all’allineamento di molteplici astri?

Quando ero a Torino avevo preso nel giro di una notte, con Marco Atripaldi, la trattativa di Chris Wright. Grande lezione da parte di Marco nel chiudere una trattativa-lampo: un episodio che mi è rimasto impresso. Le trattative più difficili e gratificanti sono altre: le trattative estive della conferma di questo gruppo di Brescia sono state più complesse di come possono essere parse all’esterno. Il gruppo voleva rimanere compatto: riportarlo a Brescia era tutt’altro che scontato. Non vedevo l’ora che cominciasse la stagione: purtroppo siamo decisamente in credito con la fortuna, speriamo giri…

Qualcosa in più su Wright?

Doveva arrivare a Torino un altro giocatore, il classico giocatore molto voluto ma irraggiungibile, che piaceva molto al figlio del proprietario. Quando ci si rese conto che non era veramente cosa eravamo già in ritiro, nella piazzetta davanti all’hotel. Con Marco ci siamo detti “Proviamo con Chris”. Io, molto più inesperto di adesso, dissi “Sentiamo lo domani” e Marco replicò con “No: dobbiamo farlo adesso”. Quella notte, chiamando nel piazzale dell’hotel, Marco riuscì a concludere tutto così velocemente che Chris arrivò addirittura in ritiro in tempo. Aveva funzionato tutto bene: Chris è stato davvero speciale!

Quale invece la trattativa sfumata più amaramente? Quel giocatore che avevi in pugno e te l’hanno scippato all’ultimo?

Quest’estate mi sarebbe piaciuto portarne uno che poi non è arrivato: per fortuna è tornato Amedeo. Non dirò il nome di chi fosse… Un giocatore che sono stato veramente vicino a firmare, che sarei stato curioso di vedere in Europa, è stato Juan Toscano Anderson: veramente un bel giocatore!

L’anno scorso voi, come Brescia, non avevate iniziato benissimo il campionato con lo stesso roster che poi è arrivato dove è arrivato. Sempre più volte la posizione degli allenatori è sulla graticola ogniqualvolta si vada male, ma Brescia è uno dei pochissimi esempi che nel credere nelle scelte e negli obiettivi ha mostrato più fiducia in quello che si era deciso di fare. Come si esce da un periodo così per deflagrare in un modo perentorio come la Brescia di Magro?

Io e coach Magro, insieme allo staff di Brescia, lavoriamo talmente capillarmente nella scelta, ci crediamo talmente tanto e lavoriamo con così grande tenacia sulle nostre idee. Provare a esplorale fino alla fine, fino a quando non senti di aver provato tutto nella crescita e nel percorso e il fatto di riuscirci avendo l’autonomia di poterlo fare è impagabile: il nostro è un ambiente nel quale dopo 4-5 partite vinte c’è sempre una spada di Damocle, cosa tutt’altro che sana. In LBA praticamente tutte le squadre sono nervose o nervosissime, non è il massimo. A Brescia proviamo a essere nervosi ma lavorando: se andrà male andrà male, ma non avremo il rimorso di non averci provato!

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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