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Il caso Matiasic: Trieste trema, ma il Governo fa scudo

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Matiasic
Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria

Il fantasma di un clamoroso “furto” sportivo agita le notti della Pallacanestro Trieste. Il “Caso Matiasic” ha ormai varcato i confini del parquet per approdare direttamente sui tavoli della politica nazionale. L’ipotesi che l’imprenditore californiano possa trasferire il titolo sportivo di Serie A e i diritti per la Basketball Champions League a Roma, per creare una nuova franchigia capace di attrarre investitori maggiori, ha fatto scattare l’allarme rosso nel capoluogo giuliano.

A difesa di una delle culle storiche della pallacanestro italiana è sceso in campo direttamente il Governo. Durante la sua recente visita a Trieste, il Ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi, ha aperto un tavolo di confronto sulla questione, tracciando una linea netta tra le legittime ambizioni economiche di una proprietà e la necessaria tutela del territorio.

Abodi ha confermato di aver ascoltato le proposte di Matiasic (valutando parallelamente anche un’offerta simile in arrivo da Cremona) per portare un titolo sportivo nella Capitale, chiedendo tutte le garanzie e le informazioni del caso. Il Ministro è stato categorico sull’obiettivo primario delle istituzioni: “La mia preoccupazione, anche coordinandomi con le autorità locali, è quella di preservare le radici storiche e la tradizione del basket a Trieste”. Ha lanciato un forte segnale al CONI e alla FIP, auspicando una revisione profonda delle norme che oggi permettono la facile “mobilità” dei titoli sportivi nel basket, affinché la storia di una città non venga sacrificata sull’altare delle logiche di mercato.

Al fianco del Ministro si è schierato anche il governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. La Regione, già partner fondamentale del club, è al lavoro per dialogare con la proprietà e trovare una soluzione che mantenga il grande basket a Valmaura.

La palla passa ora ai vertici del basket nazionale, a cui spetterà la valutazione finale su eventuali richieste di trasferimento. La piazza triestina resta con il fiato sospeso, ma il messaggio delle istituzioni è inequivocabile: l’anima cestistica di Trieste non è un semplice asset da spostare liberamente su una mappa.

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