SLIDING DOORS
Chissà come si sarebbe trasformata la carriera di Melli se avesse accettato l’offerta di Atlanta. Dopo il biennio di Bamberg, fantastico da un punto di vista sia professionale che sentimentale, gli agenti di Nik lo informano dell’interesse degli Hawks. Ma, come ama ripetere il capitano dell’Olimpia, se si dovesse tornare indietro le scelte sarebbero le stesse. Rifiutare le sirene americane e un lauto contratto richiede una tripla dose di coraggio. Ma se l’alternativa è vivere la città, le persone, il fascino, la cultura e l’organizzazione di Istanbul, tutto è più semplice. L’occasione è troppo ghiotta per uno come Melli, alla continua ricerca di esperienze significative per nutrire anima e spirito. L’interesse mostrato dal Fenerbahce, la prospettiva di essere allenato da Zeljko Obradovic. Cosa voler di più dalla vita? L’Eurolega, forse.
A più di quattro anni da quel fine settimana di Belgrado, Melli ricorda la Final 4 del 2018 come i giorni più emozionanti della carriera cestistica. Dolorosi, portatori di rabbia e frustrazione, generatori di rimpianti mai realmente colmati. Lo si percepisce nei suoi occhi e nelle sue espressioni: la genuinità nel ricordare gli abbracci con gli amici di una vita nella hall dell’albergo sembra quella di un tredicenne, non di un trentenne. Ed è giusto che sia così: vincere sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma il gusto del dolce rimarrà impresso a prescindere sul palato. Tornare dagli Stati Uniti per vestire nuovamente la canotta biancorossa, indossata già per cinque altalenanti stagioni prima di accettare la corte di Andrea Trinchieri, è stata una decisione presa anche per soddisfare quel maledetto desiderio che anima Nik e Milano. Alzare quel dannato trofeo, per concludere una storia iniziata un decennio fa non esattamente nel migliore dei modi.

No, non se n’è andato da Milano. Melli è andato a Bamberg. Vero, la società meneghina del tempo non aveva dimostrato necessariamente la totale convinzione nelle doti del ricciolone da Reggio Emilia. Ogni anno, a prescindere dalle prestazioni e dal roster, Melli parte come riserva del quattro titolare. Dopo cinque anni di affanni e critiche, il flirt con l’enclave italiana di stanza in Baviera viene finalmente a concretizzarsi. Dimostrare di valer di più di un semplice 3&D Power Forward? Con uno staff in grado di plasmare ali grandi canturine come Vlado Micov o Maarty Leunen si sta come il cacio sui maccheroni (checché ne dica coach Gentry…).
Nonostante alcune somiglianze superficiali, passare da Trinchieri a Obradovic è andare dalla A alla Z. Letteralmente. Andrea Trinchieri: estremamente consapevole della propria creatività e bravura cestistica, estremamente chiaro e limpido nel mostrarti libertà e responsabilità in grado di elevare le prestazioni nel contesto di squadra, estremamente adatto all’ambiente di lavoro del Bamberg. Se lavori duro non è detto che raggiungerai il massimo obiettivo, ma stai certo che se non lo farai non potrai sperarci in alcuna maniera. Nicolò non avrebbe potuto chiedere di meglio per le annate tedesche: nonostante non abbia mai raggiunto i playoff in maglia Brose, la connection creata con dirigenza e staff era la ricetta perfetta. Che, per essere replicata, non richiede gli stessi ingredienti con le stesse quantità. Le specifiche sono troppe: ogni organizzazione deve scoprire da sé il proprio equilibrio, senza emulare o imitare pedissequamente. Se dovessimo scommettere su un futuro dirigenziale di Melli, non parleremmo di bold prediction.





