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Menetti: «Il problema di Varese è mentale»

L’analisi di Max Menetti sulla crisi della Pallacanestro Varese parte da un punto preciso: non è una questione di sistema, ma di testa. L’ex coach di lunga esperienza in Serie A, con una finale scudetto e una EuroChallenge vinta con Reggio Emilia, legge così le difficoltà della squadra lombarda.

Menetti: «Il problema è mentale, non di sistema»

Commentando la sconfitta di Napoli, arrivata dopo le vittorie contro Milano e Brescia, Menetti è diretto:

«È lo specchio del basket di oggi: quando giochi a determinati ritmi e con determinate caratteristiche può capitare. Oggi la gestione è soprattutto la mentalità dei giocatori, è diversa, e un certo tipo di sconfitta non è più considerato un dramma.»

Secondo l’allenatore, il basket moderno rende più equilibrate molte partite, soprattutto quando si gioca su ritmi più bassi, ma non sempre questo basta a spiegare i crolli improvvisi.

Identità e continuità

Menetti sottolinea come Varese abbia una chiara identità, ma debba ancora trovare continuità:

«È stato un brutto tonfo, ma bisogna stare molto più attenti alla partita in arrivo.»

Il confronto con altri contesti europei è inevitabile, dove — spiega — l’intensità è costante e ogni gara è combattuta fino alla fine.

Kastritis e la gestione del gruppo

Sulla guida tecnica di Ioannis Kastritis, Menetti si dice fiducioso:

«Sicuramente sì e sono certo che Kastritis punterà sulla continuità del lavoro.»

Ma aggiunge un punto chiave sulla durezza mentale:

«La durezza mentale fa la differenza in Eurolega; se i giocatori militano a Varese, il loro livello va parametrato alla distanza dal vertice.»

Un concetto che mette al centro la differenza tra obiettivi e realtà del roster.

Cultura del gruppo e reazione

Infine, un passaggio che va oltre il campo:

«Resettare non mi piace, vuol dire cancellare; invece l’esperienza deve servire per capire che in questo momento della stagione non ci si può permettere certe prestazioni.»

Per Menetti, la vera differenza si vede nella gestione dei momenti: dopo le vittorie non si parla, dopo le sconfitte sì. È lì che si costruisce — o si perde — la cultura di una squadra.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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