Seconda puntata di Mentalità ed entriamo subito all’interno dello spogliatoio di una squadra di basket, non importa se sia la finale di Eurolega o la partita del CSI del venerdì sera con più assenti che presenti. Lo spogliatoio è un luogo sacro per chiunque abbia giocato a basket a qualunque livello, c’è qualcosa di magico, di mistico, ma anche di problematico e controverso. Ma è li che anche gli allenatori provano a modellare le menti, l’approccio e la resa in campo dei propri giocatori.
Gabriele Colombo, in questa puntata, ci racconta come si possa stimolare contemporaneamente 12 persone con usanze, caratteri e inclinazioni diverse con un solo diktat importante per l’allenatore: “Non fare danni”.
Troppe parole, troppi concetti e la confusione creano problemi nella squadra, ma anche pochissime parole e poca empatia lo fanno.
Andiamo a vedere come si può vivere e condizionare positivamente la prestazione di una squadra prima di una partita.
Mentalità è anche un’app, creata proprio da Gabriele per aiutare chiunqua voglia essere seguito, inziare un percorso o anche solo provare a capire qualcosa di più dell’aspetto mentale applicato allo sport e al basket. Chi volesse provarla può andare su: gabrielecolombo.coach e con il codice BACKDOOR, chi scarica l’app e lo inserisce ha un mese gratis di pacchetto Mentorship e il 40% di sconto sul rinnovo del mese successivo. Un ottimo modo per capire meglio il mondo dello sport e capirsi meglio per avere migliori performance, nell’attività sportiva e nella vita.
Mentalità è il podcast che crea la TUA FORZA MENTALE
1. Puntare all’attivazione e, soprattutto, “non fare danni”
Il discorso prepartita non è ciò che determina la vittoria o la sconfitta.
Il primo e fondamentale compito di questo momento è non fare danni: bisogna evitare di appesantire i giocatori, aggiungere ansia inutile o fare discorsi goffi cercando di scimmiottare i film.
L’obiettivo reale non è la generica “motivazione”, ma l’attivazione sia della mente che del corpo degli atleti
2. Scegliere e focalizzarsi solo su 3 temi chiave
Invece di fare discorsi lunghi e dispersivi, è molto più efficace prendere un foglio e scrivere gli elementi specifici di cui la squadra ha bisogno per quella precisa partita (ad esempio: convinzione, tranquillità e grinta)
Seleziona al massimo tre concetti centrali e costruisci il tuo discorso attorno a questi, ricordando che più il discorso è sintetico e compatto, meglio è
3. Adattare il messaggio alle diverse mentalità dei giocatori
Davanti a te non hai un’unica entità, ma individui che si attivano in modi opposti. Alcuni giocatori sono spinti dalla “leva del dolore” e si caricano pensando di dover evitare una minaccia (es. “oggi non possiamo perdere”, “dobbiamo difendere il nostro fortino”). Altri si attivano andando verso il piacere e il successo (es. “voglio giocare bene”, “siamo una squadra vincente”)
Un buon discorso prepartita deve includere entrambe le tipologie di messaggi per riuscire ad attivare tutti i membri del gruppo.
4. Essere “abilmente vaghi” usando frasi brevi e d’impatto
I giocatori ricordano pochissimo di un discorso lungo: su 7 minuti di parole, mediamente un atleta ne ricorderà solo 30 secondi.
Per questo motivo, il discorso deve essere un po’ vago in modo che ognuno possa estrapolare ciò che gli serve, utilizzando piccole frasi secche e dirette lanciate come esche per colpire i diversi giocatori (es. chi si esalta in difesa, chi nel gruppo, chi nelle individualità).
5. Iniziare il discorso prepartita già durante gli allenamenti della settimana
L’errore è pensare che il discorso si limiti ai minuti prima della gara. In realtà, la preparazione inizia alla fine della partita precedente [13]. Una volta individuati i tre punti cardine della gara successiva, un allenatore dovrebbe spargere questi concetti come “semini” fin dal primo allenamento della settimana costruendo gradualmente la mentalità necessaria per il giorno della partita
