La stagione dell’Olimpia Milano non è iniziata nel migliore dei modi, per usare un eufemismo, soprattutto viste le aspettative create in estate. A farne le spese, ovviamente, è stato Ettore Messina, subissato di critiche e anche qualche fischio nell’ultima sconfitta contro lo Zalgiris Kaunas. Tralasciando questo periodo negativo, tuttavia, il coach dell’Armani rimane una delle figure storiche più importanti della nostra pallacanestro. Per questo, ascoltare le sue parole risulta sempre un esercizio quanto meno interessante.
A proposito di interviste interessanti, le più recenti dichiarazioni di Messina arrivano dal podcast BSMT di Gianluca Gazzoli. In un’ora e mezza di chiacchiere, l’allenatore dell’Olimpia si è sbottonato, parlando di tutta la sua carriera fin dagli inizi. Vi rimandiamo al video su Youtube per vedere tutta l’intervista, lasciandovi in questo articolo alcune tra le sue riflessioni più interessanti.
Sulle conferenze stampa:
Io quando perdo reagisco male, non riesco a mettere in prospettiva subito. Quindi teoricamente sarebbe meglio se io non andassi in conferenza stampa.
Non c’è stata una volta che io ho detto “Gianluca Gazzoli oggi ha fatto vomitare, se giocava meglio vincevamo.” Questa magari è una cosa che tu devi dire a un tuo giocatore. Non puoi dirlo in pubblico, non esiste. Le cose si risolvono dentro. Anche perché parto onestamente da un presupposto molto semplice. Se uno o due giocano male, credo abbiano molta responsabilità. Se tutta la squadra gioca male, tu come allenatore hai la responsabilità più grande. Secondo me è un teorema molto semplice. Quindi io devo andare in sala stampa e affrontare questo tema.
Sul suo rapporto con i giornalisti:
Non è facile. Perché tu magari, da giornalista, pensi di aver fatto una cosa normale a fare un articolo estremamente critico. Ritieni che questo sia parte della relazione, e poi ti presenti lì a fare una domanda. Mi attacchi e poi come se niente fosse mi fai un’altra domanda. Un altro tema abbastanza importante, secondo me, nella relazione con il giornalista della carta stampata è il titolo. Tante volte tu fai un’intervista, dici una cosa: il titolista esalta troppo una determinata altra cosa. Magari tirandola fuori anche dal contesto. Comunque nel complesso sono relazioni che poi si formano negli anni e nel tempo. Infatti ci sono con tanti dei rapporti che vanno avanti.
Sul rapporto tra allenatori in Europa:
Mi dispiace perché noi in Europa, come associazione allenatori, non riusciamo a fare quello che fanno i giocatori, che sono riusciti a mantenere il rispetto reciproco all’interno della rivalità sportiva. Sotto la guida di gente come Hines, come Gigi e tutti questi altri grandi giocatori hanno creato un’associazione forte, importante.
Mi dispiace perché noi allenatori siamo molto lontani. Non riusciamo ad andare al di là del fatto che il nostro lavoro, per definizione, è un lavoro dove io prendo il tuo posto nel momento in cui ti mandano via. C’è un fattore personale, umano. Questo crea malumori, tensioni, cose non dette. Purtroppo la natura del nostro lavoro non è propedeutica all’associazionismo. Giocare invece è diverso. Le rivalità vengono smussate. Come categoria secondo me potremmo fare molto di più.
Sul colloquio con Armani e il ritorno in Europa:
Io non avevo deciso di rientrare, avevo un contratto con gli Spurs ed ero contento. Poi ricevo una telefonata, per venire a Milano a parlare con il signor Armani e con il signor Dell’Orco. Mi dicono, lei cosa farebbe? Io dico, secondo me bisognerebbe provare a fare così, così, così. Soprattutto da un punto di vista organizzativo, delle relazioni, eccetera. Possiamo dire che volevo avere un’ultima parola su tutto, sì.
Volevo avere un’ultima parola su tutto perché volevo evitare di trovarmi qui in una di quelle situazioni tipicamente europee dove c’è un tuo alter ego che, se per un qualsiasi motivo non chiaro ha preso determinati giocatori, poi alla fine incolpa te che li alleni male, mentre io che li alleno penso che tu li hai presi scarsi. È umano, finisce sempre così. Questo non vuol dire che li scelgo tutti io, vuol dire solo che ho l’ultima parola. Ci sono delle persone che lavorano per mettere insieme la squadra, ovviamente insieme a me.
La scelta di accettare Milano:
Confesso che per due notti non abbiamo dormito con mia moglie perché era una scelta importante. Ammetto di aver subito il fascino di Giorgio Armani, una persona che ha un carisma coinvolgente. Poi siamo arrivati qui, piano piano abbiamo cominciato a mettere insieme le cose, abbiamo fatto alcune cose bene alcune cose male come in tutte le attività umane. Credo che adesso, però, il fatto che siamo un posto dove qualsiasi giocatore europeo vorrebbe venire a giocare è una cosa molto bella.
Il futuro di Ettore Messina:
Quando penso che sarà il momento, farò il presidente. Almeno così mi hanno chiesto di fare il signor Armani e il signor Dell’Orco, con loro sto benissimo.





