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Messina: “Nessun colpevole nelle difficoltà, grazie Armani della fiducia”

Abbiamo avuto l’onore di essere l’unico media italiano al Euroleague Head Coaches Board di Antalya, una quattro giorni di pura sapienza cestista con clinic, masterclass e interviste esclusive, infatti questa è la prima di una lunga serie di one to one che abbiamo raccolto proprio a questo board. Se volete aiutarci a portare contenuti come questi o migliori di questi potete aiutarci tramite la pagina di crowdfunding diventando dei veri contributori di Backdoor Podcast.
Apriamo la carrellata d’interviste con Ettore Messina, che ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni:

In questa stagione è stato sotto gli occhi di tutti le continue difficoltà che le squadre di EuroLeague hanno avuto a bilanciare gli appuntamenti tra il campionato e l’EuroLeague stessa. Secondo lei qual è stata la sfida più difficile che ha dovuto affrontare lei da allenatore?

Durante l’anno abbiamo avuto diversi giocatori arrivati in ritardo rispetto all’inizio del raduno, reduci dall’Europeo di settembre in condizioni fisiologicamente non ottimali. È stato complicato per tutti ricompattarci e trovare un nuovo equilibrio, non siamo riusciti a fare quello che avevamo pensato e preparato prima di iniziare la stagione ma nessuno è da individuare come il colpevole.

Si sta parlando infatti della possibilità di un’unica sola finestra di 2 settimane per garantire le partite delle competizioni FIBA. Giustamente dice che si deve giocare forse meno a qualche anno fa, però l’introduzione del Play-In aumenta sì la possibilità di competere a più squadre per i Playoffs di EuroLeague, aggiungendo almeno una partita e un turno infrasettimanale. Quanto è difficile bilanciare la giusta considerazione che merita la competizione e la gestione delle forze fisiche e mentali del gruppo?

L’obiettivo è quello di trovare un calendario comune più funzionale per il bene di tutte le componenti della pallacanestro, dai giocatori agli allenatori, dai club ai tornei. Non è la singola competizione a creare un problema, ma al momento non è stata ancora trovata una soluzione. Noi allenatori non abbiamo la capacità di imporre automaticamente la nostra volontà, possiamo convincere le istituzioni a farlo e stiamo lavorando a questo. Non è una questione di finestre o settimane di pausa, è una questione di trovare una strategia bilanciata e garantire la giusta separazione tra le competizioni della stagione.

Ha parlato di una proprietà come quella del signor Armani come di una gestione non legata all’ultimo risultato: una mosca bianca, una peculiarità nella pallacanestro e nello sport contemporaneo? Da dove deriva questa pazienza, la capacità di riconoscere la bontà del lavoro in un periodo di tempo più lungo di quello riservato solitamente a progetti e investimenti così importanti? Se la sente di paragonare la lungimiranza dell’Olimpia ad altre realtà?

Quello che volevo fare era semplicemente un ringraziamento sentito al signor Armani e al signor Dell’Orco per l’estrema fiducia e professionalità che hanno da sempre dimostrato, permettendoci di lavorare nelle condizioni migliori. Non è mia intenzione fare paragoni con altre società o altre dirigenze, non mi permetto di mettere a confronto la realtà in cui lavoro con realtà che non vivo quotidianamente. Anche perché, se mi è concesso, nessuno può essere paragonato al signor Armani. Se il paragone è proposto da qualcun altro allora potrei esprimere sostegno alla tesi, altrimenti non mi autorizzo a fare confronti.

Costruzione del roster, allenamenti, gestione del gruppo, tattica: se dovesse una classifica o associare una percentuale a ciascuna componente, cosa sarebbe in cima alla classifica del tempo e dello sforzo prodotto dal suo staff tecnico? È cambiato rispetto al passato?

No. Al primo posto ci sono sempre e comunque i rapporti umani. Senza rapporti umani non si può costruire nulla. La tecnica viene dopo, è un aspetto secondario.

Abbiamo visto anche nel corso di questa stessa intervista che spesso vi è una difficile relazione comunicazione tra i media, chi il basket lo racconta, e staff e giocatori, chi il basket lo fa e lo vive. Anche coach Scariolo in conferenza si era riferito a blog che inventano notizie di sana pianta, mettono parole in bocca che non sono mai state dette. Secondo lei come potrebbe migliorare questo rapporto, da ambo le parti?

Non me la sento onestamente di rispondere, perché il mio lavoro è un altro e non mi permetto di consigliare a colui che fa un altro mestiere come lo potrebbe fare meglio.

Tornando al campo, secondo lei negli ultimi 2/3 anni quali sono stati gli allenatori in LBA e EuroLeague per i quali vede un futuro ai massimi livelli?

Anche in questo caso non voglio fare un nome piuttosto che un altro. Non è mia competenza per me giudicare il lavoro dei colleghi.

Per concludere: tra tutti i giocatori da lei allenati in carriera, quali sceglierebbe se dovesse pensare a quelli con più leadership?

Dirne 1, 2, 3, 5 o quanti se ne vuole non renderebbe giustizia e merito alle decina e centinaia di grandissime persone che ho avuto la fortuna di allenare negli anni. Spero non sia un problema se non faccio nomi, ma parlando di giocatori ci sono valori umani e relazionali che vanno ben oltre alla carriera da atleta, per cui non vale la pena fare classifiche.

Altri coach di EuroLeague vedono un futuro radioso per la competizione, ma una delle ultime notizie è la rinuncia dell’invito da parte di Gran Canaria per ragioni economiche. È dell’avviso che questo sia il format migliore per EuroLeague o sarebbe più giusto un rimodellamento della formula?

Lo stesso discorso del calendario vale anche per una ratio economica alla base della lega: non è una questione che compete in prima persona agli allenatori, ai giocatori o agli staff ma alle dirigenze e alle istituzioni. Se non ci sarà unità d’intenti a livello federale e internazionale le questioni che ci sono attualmente non possono essere risolte in alcun modo. I coach possono far sentire la loro voce, ma non compete a loro risolvere i problemi. Se Micić e Vezenkov, gli MVP delle ultime due stagioni di EL, decidono di accettare le offerte di un’altra lega, il guaio è palese e bisogna intervenire prima che sia troppo tardi.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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