Poi, prendiamo la risposta di Stefano Sardara, il presidente sassarese. Anche in questo caso potrete facilmente trovare la versione integrale, mentre noi trascuriamo, per andare subito al punto, la prima parte, anche perché risponde al vecchissimo, e stantio, metodo di comunicazione della politica anni cinquanta/sessanta, quando si partiva con una (finta) condivisione di facciata per ulteriormente giustificare e rafforzare l’affondo…
Prima di offrire proposte al pubblico, dovremmo discuterne tra di noi. Milano non comprende che all’interno del nostro mondo non tutti hanno le stesse possibilità dell’Olimpia. Milano, per tradizione e potenzialità economiche, dovrebbe sentirsi addosso l’onore e l’onere di guidare il movimento e invece non lo sta facendo.
Secondo logica, in concreto, cosa significa?
Primo: uno non è libero di esprime, ed esporre, una propria opinione, ma deve prima sottoporla al vaglio di Sardara?
Secondo: e siamo sempre al punto centrale. Diccelo allora! Cosa dovrebbe fare, e cosa in concreto non sta facendo, Milano, per guidare degnamente il movimento cestistico italiano? Se lo dicesse, magari ne scaturirebbero posizioni interessanti, da condividere. Mentre detto così, ha quel vago profumo di gelosia ed ipocrisia.
Di cosa può essere preoccupato il presidente sassarese?
Forse, e sottolineiamo forse, del fatto che concentrando il campionato nei prossimi quattro mesi, il rischio reale ed incombente sarebbe quello di concluderlo completamente senza la presenza del pubblico? Cosa che metterebbe in ginocchio la maggior parte delle squadre partecipanti. Compresa la sua? Considerazione più che legittima! Lo dica chiaro, però, senza lanciare il sasso nello stagno, e ritirare la mano.
Ma in tutto questo, quella punta di delusione, che di nulla annullerà l’affetto, viene dalle parole di Pozzecco: “Ha ragione Sardara. Le scelte andrebbero condivise!”.
E dai Poz, quali scelte? Era soltanto un’opinione. A condividerla, o meno, si è ancora in tempo.
In tutta questa confusione…
Alla fine. Volete vedere che ha ragione Nostradamus???
Mentre noi, alla fine, torniamo sempre al campo. Con una domanda inquietante.
