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NBA: Draft express, 5 nomi di cui si è detto poco…

Domenico Landolfo by Domenico Landolfo
2 Ago 2021
in NBA
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NBA: (ex) All-star, superteam, waivers e rinunce milionarie per il titolo…
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La notte del Draft NBA fatta di luci, ma anche di ombre e ansie che si stagliano potenti, come la voce di Adam Silver. Quei cappellini sono meno pesanti che in passato, ma mentre infuriava lo scambio che portava la terza stella ai Lakers, ci sono state scelte più o meno azzeccate o scontate, che si sono susseguite. Non citando i primi e più famosi nomi, quelli di cui ci si aspettava e sentiremo sicuramente parlare, ci sono forse dei nomi che sono sfuggiti dai radar?

Se gli Orlando Magic avevano la possibilità di avere due pick nelle prime 10 del draft, frutto della recente trade che ha smantellato o quasi la squadra, le scelte sono state particolari. Suggs alla #5 è stato un lusso, ma il nome che nessuno si aspettava alla #8 è Franz Wagner, primo europeo draftato in questa annata. In Florida, complice sia il fatto che in squadra ci sia il fratellone Moritz, sia perché di minutaggio ne avrà a iosa, il prodotto da Michigan University può essere utile alla causa e mettere in essere numeri “alla Vucevic”. Avrà bisogno di un sicuro adattamento, ma dal punto di vista dei contenuti non ha niente da invidiare a giocatori più esperti. Viene spesso definito un’ala forte che però ha mano e visione di gioco di una guardia, ma quello che deve sorprendere è quanto Juwan Howard abbia instillato in lui etica del lavoro che si sostanzia in una crescita difensiva notevole. Può essere la presa più alta non della top five per rendimento ed efficienza su ambo i lati del campo.

Scendendo alla #12 ci sarebbe una domanda da fare aPop, Buford e soci: cosa ci avranno mai visto in Josh Primo? La guardia canadese uscita da Alabama, più giovane ragazzo del draft di quest’anno, era fuori dai radar, ma gli Spurs ci hanno puntato forte, come se non volessero farselo scappare. Interessante perché la guardia ha capacità per essere un giocatore di buon tiro e grande continuità, anche un giocatore possibile all around sul parquet, ma non si è capito perché lui e perché adesso: in una squadra che ha al momento White, Murray, Vassell, Johnson e Walker IV, quanto spazio potrà mai trovare? Lecito pensare che possa subito rimanere in Texas, ma prendere la statale in direzione Austin, dove potrà formarsi come prima di lui Danny Green. Riuscirà la ciambella col buco? Scelte così di solito pagano in casa nero argento, ma i malpensanti hanno già glissato su questa pick considerandola il segno inequivocabile che, per la prima volta dopo molto tempo, San Antonio potrebbe esplorare una trade. Aspettiamo sviluppi.

Se cercate la storia più bella di questo basket recente, la #13 di Chris Duarte da Oregon vi appagherà. Dominicano giocatore di baseball che a 14 anni inizia a giocare a basket e decide di partire all’avventura verso gli States senza sapere una parola di inglese. Soffre e stringe i denti facendo di tutto, arriva a Troy stato di New York in una scuola cristiana che lo accoglie, entra nella seconda squadra e dalla panchina scala posizione. Underrated per antonomasia, studente dal fine intelletto, si fa due anni in un Junior College dove è sempre il sesto uomo, prima della chiamata prestigiosa dei Ducks che lo mettono dietro a Prytchard. Lui cresce ed esplode nella scorsa stagione, figlio di una forza di volontà unica e di una forte autostima che non lo ha fatto mollare di fronte a nulla. Riuscirà ad Indiana a diventare un punto di riferimento, oppure, ancora una volta partendo dalla panchina, dovrà guadagnarsi ogni minuto col sangue?

Steal of the draft. Presto per dirlo, ma non ci sono dubbi per chi scrive queste righe. Ad Atlanta di giovani ne capiscono e, in una mossa degna di quella di Denver di puntare su Porter jr quando era rotto e azzoppato, Atlanta alla #20 decide di scommettere su Jalen Johnson. Giocatore completo, che nonostante la stazza ha mezzi atletici per dominare, in un ruolo che è scoperto in casa Hawks. Ha limiti difensivi a livello tecnico, verissimo, ma con il tritolo nelle gambe e la sua apertura alare può rimediare facilmente. Inserirsi in un contesto giovane e senza velleità e pressione da titolo può dargli il tempo giusto per arrivare a dominare nella lega. Unico neo è il carattere. Anche a Duke, così come prima alla Prep School, ha mollato a stagione in corso per prepararsi da solo al passo successivo. Il fatto che sia stato scelto al primo giro gli ha dato ragione, anche al netto di un talento sopra la norma, avrà ancora una volta ragione lui?

Alla #29 si inizia a scegliere il meglio che c’è e non necessariamente in base a quello che serve. Brooklyn ha fatto trade e mandato via Jarrett Allen, forse che ha bisogno di un centro? La risposta è un sì deciso, con Day’ron Sharpe da North Carolina. Ricorda tantissimo il primo Dwight Howard, quello che aveva trascinato Orlando in finale, di sicuro tra i migliori centri puri in circolazione e un giocatore da sgrezzare, ma che ha potenziale. Un Rim protector di qualità che però dovrà migliorare al tiro e dalla lunetta. Eppure finisce in una squadra dove il fatto che non tiri non è un male e se la sua intensità in difesa fosse un fattore, potrebbe diventare anche un punto fermo per Steve Nash.

Domenico Landolfo

Domenico Landolfo

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