Da Copenaghen, dove si è riunita l’assemblea dei club di calcio europei, arriva un segnale chiaro: la NBA guarda al Vecchio Continente con ambizioni concrete e numeri precisi. Mark Tatum, vicecommissioner e direttore operativo della lega, ha messo sul tavolo un progetto che porta il nome di NBA Europe e che vale, secondo le sue stime, cinquanta miliardi di dollari.
La lega americana non si è presentata come una rivale del calcio, ma ha avanzato una proposta di collaborazione. Un approccio che richiama la filosofia dell’ex commissioner Stern: sul campo avversari, fuori dal campo alleati. Tatum ha spiegato cosa la pallacanestro ha già preso dal mondo del pallone:
«Dal calcio europeo abbiamo imparato la capacità di attrarre sponsor e l’immagine della piramide.»
Il ragionamento è semplice: negli Stati Uniti il mercato interno non offre più margini di crescita sufficienti. L’Europa, invece, è un territorio ancora largamente da costruire. A confermarlo è la presenza di talenti come Jokić, Wembanyama, Dončić e Antetokounmpo che hanno già trasformato il prodotto NBA in qualcosa di profondamente internazionale. Il caso dei San Antonio Spurs è emblematico: grazie al legame con la Francia, prima attraverso Parker e oggi con Wembanyama, le loro partite sono diventate le più seguite in Europa.
Roma, Parigi, Berlino: le città nel mirino
Come riportato dal Corriere dello Sport, Tatum ha indicato alcune destinazioni prioritarie per lo sviluppo del progetto: tra queste ci sono Roma, Parigi, Berlino e Londra. Città con bacini di pubblico enormi e infrastrutture già rodate, anche grazie al calcio. Non a caso, alcune società calcistiche europee stanno già avviando sezioni di pallacanestro, un segnale che la contaminazione tra i due sport è già in corso.
Sul fronte economico interno, il sindacato dei giocatori ha un accordo con la lega che garantisce ai cestisti il sessanta per cento dei ricavi generati. Un dato che Tatum ha citato come elemento di solidità strutturale del sistema.
Cinquanta lingue e l’esperienza personalizzata
La tecnologia è un pilastro centrale della strategia di espansione. Grazie all’intelligenza artificiale, le partite vengono già trasmesse in cinquanta lingue. Ma la visione va oltre la semplice traduzione:
«Stiamo traducendo le partite in 50 lingue grazie all’intelligenza artificiale, prima o poi arriveremo anche all’esperienza personalizzata come una telefonata di Philadelphia con la voce di LeBron. Abbiamo una tale quantità di dati che possiamo arrivare a ogni tifoso. Sei fan di Curry? Ti raccontiamo tutto di lui.»
L’idea è quella di un rapporto diretto con ogni singolo appassionato, costruito sui dati e calibrato sulle preferenze individuali. Un modello che, nelle parole di Tatum, trasforma la NBA da lega sportiva a piattaforma di intrattenimento globale.




