Cosa significa per i Cleveland Cavaliers (Voto: 7.5)
Cleveland aggiunge due esterni a una rotazione già profonda, ma lo fa con un obiettivo preciso: rafforzare la corsa playoff senza compromettere la flessibilità futura.
La vera aggiunta chiave è Keon Ellis, diventato sorprendentemente uno dei nomi più richiesti alla deadline grazie a un contratto minimo, un profilo 3-and-D e capacità di difendere i portatori di palla. Dopo una stagione 2023-24 chiusa con percentuali d’élite (64% di effective FG), Ellis ha vissuto un calo realizzativo quest’anno (37% da tre, 46% da due), ma sul campione complessivo di carriera resta uno dei role player perimetrali più efficienti della lega.
Difensivamente, Ellis è un valore aggiunto: secondo i dati di tracciamento GeniusIQ, difende il principale ball-handler avversario nel 24% dei possessi difensivi, permettendo a Donovan Mitchell di risparmiare energie.
Il fit con Mitchell è particolarmente interessante, soprattutto nelle lineup senza un playmaker puro a causa dei problemi fisici di Darius Garland.
Più complesso invece l’inserimento di Dennis Schröder, che arriva in un backcourt già affollato: Garland, Mitchell, Sam Merrill, Craig Porter Jr., Lonzo Ball.
Difficile immaginare per lui un minutaggio simile a quello avuto a Sacramento.
Il vero colpo: il lato economico
Cleveland risparmia quasi 40 milioni di dollari di luxury tax, si avvicina alla soglia del second apron eottiene flessibilità per eventuali aggregazioni salariali future. Un passaggio fondamentale se l’obiettivo è costruire una squadra capace di convincere Mitchell a restare oltre il 2027.
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